Ridateci LaEffe! Il caso di una Tv per pochi…

di K e Samantha Lamonaca

Con l’avvento definitivo del digitale terrestre (2012) ci avevano promesso un allargamento dell’offerta televisiva di qualità in chiaro. Ammettiamolo però, l’allargamento dell’offerta c’è stato mentre della qualità nessuna traccia, anzi, nonostante sembrasse impossibile, il livello dei programmi televisivi gratuiti è crollato vertiginosamente rispetto anche solo all’inizio del XXI° secolo. Sul TDT le proposte dei canali curiosi (per essere gentili) sono infinite, quando ci si imbatte in essi facendo zapping, la domanda che sarà capitata a tutti di porsi è “ma come diavolo campano questi?” oppure “ma davvero c’è qualcuno che li guarda?”. L’impressione è che si sia voluto fare del digitale la serie B della “pay per view”, di farne l’apripista con canali come DMAX che trasmettono ciò che chi ha pagato, ha già visto molto tempo prima, oppure come CIELO che sono solo un surrogato delle mirabilie che si potrebbero avere aprendo il portafogli. Ma scavando nella terra impervia si trova sempre qualche pepita d’oro che, in TV, sono quelle frequenze che assicurano comunque un ottimo livello culturale e programmi degni di tal nome: RAI 5 e RAI Storia ad esempio, Rai Movie, Iris o anche il programma Gazebo su RAI 3 o quello di Maurizio Crozza su La7, e poi, uno su tutti, LaEffe che… un momento! Che fine ha fatto LaEffe?!?
Siamo spiacenti ma LaEffe si è trasferita su SKY diventando a pagamento.
Per i seguaci del canale Feltrinelli si tratta di un’incomprensibile scelta aziendale, perché solo così si può definire la decisione di passare dall’essere fra i canali migliori gratuiti, se non il migliore, a uno dei tanti a pagamento. I fan del palinsesto, non hanno mancato di far pervenire il proprio sdegno scrivendo sulle pagine dei social network dell’emittente. Al di là dei perché e dei per come, dei motivi strategici o finanziari che non è questa la sede per analizzarli, resta il gusto amaro di assistere all’ulteriore impoverimento culturale della televisione accessibile a tutti, con sempre meno fruibilità di programmi di qualità, abbandonando i telespettatori in balia di una televisione dai contenuti e dalle proposte sempre più di seconda scelta che continua a propinare mediocrità travestita da qualità. La cultura è davvero per ricchi? Questo episodio ce lo fa pensare. Un canale divulgativo dovrebbe essere alla portata di tutti, dovrebbe svegliarci da quel torpore vegetativo in cui siamo finiti, dovrebbe liberarci dal vedere sempre lo stesso concetto di tv, con cui ci hanno drogati fino ad oggi. Un canale divulgativo di qualità deve stupirci, emozionarci, incuriosirci, convincerci. LaEffe lo faceva, e lo faceva bene e grazie a questa scelta ci è stato servito un motivo in più per guardare meno la televisione e per esempio: leggere più libri; uscire di casa e fare nuove conoscenze; parlare con le persone con cui si vive; guardare il cielo; fare progetti di un mondo migliore; insomma vivere.

P.S. se nel frattempo ci ripensate, ci rimettiamo volentieri sul divano per qualche ora!!!

Info: LaEffe

Perché Sanremo è Sanremo

di Samantha Lamonaca

Quando ripenso a Sanremo ho ricordi sconnessi e un po’ sbiaditi. Non sono mai stata una grande fan del Festival della Canzone Italiana ma da oggi, forse, sì. Ricordo che avevo circa tredici anni e sentivo i miei genitori parlare dei meravigliosi fiori che ornavano l’imponente scenografia del palcoscenico; ogni anno in casa mia si iniziava a parlare di Sanremo e dei suoi fiori ancora prima di giudicare i cantanti e le loro canzoni. Poi, con gli anni, sono scomparsi i fiori (ma perché?) e anche i commenti e le serate in famiglia a seguire la kermesse. Così mi sono creata una sorta di hard-disk personale e mentale, composto da immagini disposte a caso, che mi fanno ripensare a Pippo Baudo; alla disperazione di Marco Masini; a Milly Carlucci e i suoi infiniti capelli color miele; al mistero di Enrico Ruggeri; a Laura Pausini che vinse tra i giovani con la solitudine e un taglio di capelli così anni novanta; a Pippo Baudo; a Claudia Koll (che fine ha fatto?!); a vorrei incontrarti fra cent’anni; al salvataggio di Pippo Baudo (sì, lui c’è sempre); ai Neri per caso (ma che davvero?); a Syria; a fiumi di parole; a Raimondo Vianello che ci prova con Eva Herzigova; al rossetto rosso sui denti di Laetitia Casta; a Gianni Morandi (ma è sempre uguale!); a Benigni che bacia e strapazza il signor Baudo; al finto o vero suicidio improvvisato sugli spalti dai disoccupati di Napoli e Caserta; all’imbarazzo di Crozza; a Concita Wurst (quella barba proprio no!); alla splendida Chiara in un abito giallo di Stella McCartney… fino a ieri sera; ad un trio che non mi ha fatto mica ridere; insomma la lista potrebbe risultare infinita. Oggi Sanremo è, per me, un ritrovo per stare insieme davanti alla televisione, un momento da passare con la famiglia (qualunque essa sia, bella l’idea dei nastri arcobaleno, e per chi avesse ancora da ridire dico questo: “guardate che non siamo più nell’era di Grazie dei fior”; il mondo si evolve e con esso anche le persone e i diritti!); Sanremo è un momento di dibattito folcloristico, all’italiana, che mi piace e piace a tutti; perché anche chi non lo guarda si ritrova a parlarne. Non può farne a meno, non resiste. Quindi chi se ne importa se diventa noioso, i look sono orrendi, e la Rai riesce a raggiungere l’audience, meglio un Sanremo in più oggi che un Grande Fratello domani. Cosa c’entra? Pensateci voi! L’importante è che se ne parli e pare che il famoso Festival, giusto alla  66° edizione, ci riesce più che bene.

Perché Sanremo è Sanremo…

Info: Sanremo 2016