Psicopiatti: quando dietro al design si nasconde un progetto sociale

di Samantha Lamonaca

ph courtesy Shop Saman 

Shop Saman è una realtà a cui siamo particolarmente legati. Shop Saman non è un semplice negozio che vi consigliamo di andare a vedere, è molto di più. Pensate ad un concept store emozionale che dietro ad ogni oggetto di design, arte o moda proposti al cliente, nasconde una storia spesso unica. Qui, va in scena il “fatto a mano”, un handmade ricercato e d’eccellenza, che mette in circolo progetti no-profit e coinvolge tante realtà sociali. Ne parliamo oggi nel blog perché uno degli ultimi progetti seguiti dallo store, vale la pena di essere conosciuto: si tratta degli Psicopiatti! La storia dietro ad ogni pezzo è davvero interessante. Tutto nasce a NYC dove Sara Ricciardi e Wei Wei Wang, due giovani designer, si incontrano e lavorano insieme, rimanendo entrambi affascinate dall’effetto della ceramica liquida su superfici piatte. Decidono quindi di presentare un progetto all’associazione Stephanus-Werkstäten a Berlino, dove viene usato il lavoro manuale creativo per aiutare le persone disabili. Nasce così il Pancake Project. Infatti la preparazione dei piatti ricorda molto quella dei pancake. Da qui, partono workshop che hanno guidato i pazienti dell’Istituto di Igiene Mentale nel liberare la propria manualità e i loro sentimenti per arrivare alla creazione di piatti incredibili. I ragazzi sono stati stimolati alla creatività e in tutti i lavori viene fuori una personalità unica. Sarà impossibile resistere alle proposte coloratissime e al trionfo di pattern eclettici presenti in negozio.

Recycling Boards: dagli skate usati al design

di Samantha Lamonaca 

ph Alessandro Nicosia 

Credere nei nuovi talenti, per noi, vuol dire tutto. Per farlo servono passione, occhio lungo, mente aperta e appeal alla Pippo Baudo (questa non è così sottile ndr). Credere nei nuovi talenti è dare un’opportunità a chi fa cose e le fa bene. Le “nostre” scoperte finiscono spesso e volentieri al #popcorngaragemarket ed è la parte che ci piace di più. Ma ve l’avevamo già detto, vero?! Allora immaginate tre amici, d’infanzia, immaginate che la somma della loro età è uguale ad un uomo che spera di avvicinarsi alla pensione, ed immaginate tante idee messe assieme che arrivano inaspettatamente ad un risultato concreto. I soggetti in questione si chiamano: Marco, Alessio e Riccardo aka Recycling Boards. La loro idea è quella di ridurre al minimo gli sprechi e rimettere a nuovo skateboards usurati, allungandone la vita; quando invece questo non è possibile, trasformare le tavole in opere artistiche e oggetti di design. La materia prima è il legno, declinato in ogni sua forma, scomposto, lavorato e riproposto come massima espressione della creatività.

quando avete iniziato?

R: una vita fa, andavamo a scuola e non avevamo troppi soldi da spendere per comprare tavole nuove su cui skateare, poi nel 2013 abbiamo deciso di provarci davvero.

le tavole sono care?

A: le tavole costavano e costano troppo. Un ragazzino di 15 anni per mantenersene una, deve per forza contare sull’aiuto dei genitori. Le nostre famiglie, grandi sostenitrici, preferivano vederci sui libri che su una tavola di legno al parchetto.

avete unito presto l’utile al dilettevole…

M: sì, quando non si hanno i mezzi ma vuoi fare una cosa, ci si inventa di tutto. Abbiamo iniziato in casa, un po’ per gioco e un po’ per necessità, appunto. Usciti da scuola l’appuntamento era nelle nostre cucine, salotti o garage e con gli attrezzi presi in prestito da nonni e padri, provavamo a mettere mano su ciò che ci affascinava ed incuriosiva di più.

dalla cantina al laboratorio, il passo è stato breve?

A: no, tutt’altro! Ci sono voluti due anni, intensi, ed infinite ricerche. Poi, la fortuna: aver ereditato un laboratorio dove far diventare reali le nostre idee e dividerci, in modo equo, tutti i compiti.

chi fa cosa?

R: bisogna tenere a mente che il lavoro parte sempre dalle tavole distrutte. La gente che non se ne intende se ne dimentica. Le tavole sono incollate su sette strati e il legno, in questo stato, è molto difficile da lavorare, quindi comunque ci aiutiamo a vicenda. Sempre. Tutti fanno tutto. Ma se vogliamo darci una “definizione”, Marco è l’esperto dei bijoux, e della precisione; Alessio della praticità, poche storie e molto lavoro; io, invece, cerco di curare l’immagine e la comunicazione.

come vi fate conoscere?

M: indubbiamente i social ci danno una mano a 360 gradi. Poi ci piace partecipare ai mercatini dove abbiamo un riscontro immediato con il cliente. A volte presenziamo ad eventi di settore, ma giochiamo in casa.

un ricordo?

R: ne abbiamo tanti, nel 2015 abbiamo partecipato a Fa’ la cosa giusta, ci siamo letteralmente buttati e questo ci è servito per crescere, ma col senno di poi l’investimento è stato grande, difficile da recuperare per piccoli artigiani come noi.

progetti futuri?

A: nuove collaborazioni, ma non possiamo dirvi di più.

scaramantici?

M: no, ma ci teniamo a svelarci poco alla volta. La strada è ancora molto lunga.

cosa consigliate a chi vuole iniziare un progetto in autonomia?

A: di crederci sempre, sembrerà banale ma è così. Volere è potere!

qualcosa da dichiarare?

M: un aiuto reale dalle istituzioni, per tutti i giovani che si impegnano su progetti sostenibili. Vorremmo essere più agevolati socialmente.

 

Info: Recycling Boards

d I DEA: quando un gioiello è anche un portafortuna, un amuleto, un…

di Samantha Lamonaca

Oggi vi portiamo in un laboratorio della capitale, vi presentiamo piccole e minuziose mani creative, quelle che lavoro ogni giorno i gioielli d I DEA, ispirati dal mito della dea Diana

d I DEA, da dove arriva questo nome e come mai la scelta di creare gioielli fatti a mano?

d I DEA, della dea o dell’idea. Tutto nasce qui, dal desiderio di un’idea nuova che si appenda al collo. Un amuleto, un portafortuna dove oltre all’argento si sciolga il ricordo del mito della dea Diana. Ogni gioiello è lavorato da mani esperte che in un piccolo laboratorio trasmettono amore ad ogni pezzo in produzione. Tutti i pezzi sono in argento 925 e possibili di differenti finiture galvaniche come bagni d’oro giallo e rosa, oppure trattamenti speciali come brunitura e sabbiatura. Il “fatto a mano” ci piace! Ci consente di personalizzare l’oggetto con l’incisione di un ricordo o di un pensiero scritto e di soddisfare ogni personale richiesta.

Quando avete iniziato e perché?

Il progetto è giovane, nasce nel luglio 2016. Volevamo che le nostre creazioni raccontassero una storia che conosciamo bene, che in ognuna si fondesse una luna crescente ed una freccia acuminata, simbologia cara alla dea Diana. La dea infatti aveva sulla fronte una luna, che regolava la crescita e l’evolversi di nuovi eventi, era gemella di Apollo dio del sole ed anche protettrice delle partorienti. Sulle sue spalle una faretra d’argento era colma di frecce; per noi la freccia è il mirare ad obiettivi ambiziosi e raggiungerli.

Come vi fate conoscere?

Un amuleto chiama l’altro, quando non riesci più a toglierlo dal collo diventa tuo, e acquista una vibrazione rara che gli altri percepiscono. Questo legame personale e personalizzato viene raccontato sulle pagine social di Instagram e Facebook, dove teniamo aggiornate le appassionate su tutto quello che è in arrivo.

Il pezzo più importante?

L’amuleto. Perché ha dato vita ad una capsule di gioielli, dove la luna e la freccia interagiscono in modo nuovo.

Da dove arriva l’ispirazione? Ci potete raccontare il processo creativo?

Il processo creativo è spontaneo e improvviso, nella testa i gioielli si sono disegnati tutti uno dopo l’altro.
Agròtis è il nostro lobopiercing, lui trafigge il lobo e la luna che cresce, Locheia e Kinegòs i nostri anelli, che stretti abbracciano le dita, infondendo loro coraggio, l’ultimo, Drumonia il bracciale che ruota intorno al polso diventando un’arma gentile.

Cosa vuol dire scommettere su un’idea e lanciare un progetto in autonomia?

Siamo sicuri che un’idea concreta con una buona struttura sia apprezzata, se poi raccontata appassionatamente è destinata ad entrare nei cuori. I nostri gioielli, tutti, hanno una fortissima concentrazione di energia buona. Sono immersi nelle acque del lago di Nemi, rinominato appunto lo specchio di Diana, sulle cui pendici i romani si dedicavano al culto della dea. Le rovine del tempio di Diana sono una costruzione mistica e crediamo che ogni singolo gioiello conservi questo fremito oltretempo.

Il gioiello è…

Il gioiello è un oggetto “prezioso”, qualcosa che rimane stretto ad un ricordo, che diventa portafortuna speciale dove ognuno ripone un pensiero segreto o un desiderio nascosto.

Un consiglio per chi vuole iniziare?

L’entusiasmo non deve mai mancare, la passione incendia le idee creandone di nuove.

Progetti futuri?

Possiamo rivelarvi che il primo amuleto si fermerà a 70 pz. La sua evoluzione sarà un secondo prezioso oggetto una “lùnula” d I DEA. Il nuovo ciondolo è denso di significati, anche apotropaici presi in prestito dall’epoca romana. Sarà uno spicchio lunare che ricorda un ferro di cavallo rovesciato. Una freccia snodata e pendente farà rumore dondolando e ricordandoci che l’amuleto è legato al nostro collo e lì lui vuole restare.

Qualcosa da dichiarare?

Teniamo molto a ringraziarvi delle buone chiacchiere scambiate e dell’opportunità di farci conoscere un poco più lontano del nostro naso! Il vostro blog fa un lavoro scoppiettante… siamo lieti di essere oggi vostri ospiti! E ovviamente vi aspettiamo, sulle nostre pagine Facebook “Di DEA” e Instagram “amuleto_didea“!

CORTILE68: quando più creativi s’incontrano

di Samantha Lamonaca 

ph. PopCornBlogazine 

Immaginate un cortile tipo “vecchia Milano“; immaginate tre makers che sprigionano energia positiva; aggiungeteci tanta voglia di fare e un cassetto pieno di sogni: così nasce Cortile68, un laboratorio handmade dove Marta, Giulia e Lorenzo uniscono le loro idee e si fanno forza a vicenda per realizzare i propri progetti, rispettivamente A mala de cartão, Karibu Bijoux, Woollo. Siamo andati a trovarli e abbiamo passato con loro un pomeriggio, tra bicchieri d’acqua e tante chiacchiere, abbiamo capito insieme come oggi, se lo si vuole davvero, ci si reinventa.

dove vi siete conosciuti? 

Marta: Tra un #popcorngaragemarket e le Pulci Pettinate, circa un anno e mezzo fa, è stata la prima volta in cui abbiamo incrociato e condiviso le nostre esperienze.

quando avete deciso di dare vita a Cortile68 e com’è nata l’idea?

Giulia: Prima dell’estate, stanchi di lavorare in scantinati o nel salotto di casa, abbiamo pensato ad un posto nuovo e funzionale, dove poter mettere in pratica le nostre idee e staccare la spina quando serve. Tutto è nato dalla necessità di investire su quello che facciamo, per migliorarci e creare ogni giorno di più.

quanto è stato difficile iniziare?

Lorenzo: in realtà neanche troppo, nel mio caso, è successo tutto un po’ per caso e per passione. Ma anche per curiosità. Nella vita faccio il grafico ma avevo bisogno di dedicarmi a qualcosa di manuale a contatto con la materia prima. Da lì è partito tutto, se uno vuole lo fa!

come vi fate conoscere?

M: in un mondo iper-tecnlogico come quello di oggi, sfruttiamo l’onda del momento e dedichiamo una parte del nostro lavoro alla cura dei social, per “rimbalzare” in più computer, in più telefoni, in più case; ma anche tramite mercatini ed eventi vari, dove abbiamo un contatto diretto con il pubblico.

cosa vuol dire scommettere su un’idea e lanciare un proprio progetto in autonomia? 

M: vuol dire avere il coraggio di buttarsi. Mettere in conto che si può fallire ma impegnarsi per fare in modo che non succeda.

G: anche seguire i propri desideri, i propri sogni. Dopo una laurea in Scienze Politiche ho scoperto una vocazione artigiana, maturata con il tempo e con persone a me care, poi, l’impellente bisogno di creare in autonomia senza pensarci troppo.

un consiglio per chi vuole iniziare? 

L: Umiltà. Bisogna essere sempre rispettosi nei confronti di chi fa questo lavoro da una vita, e cercare di imparare dai consigli che i “più esperti” suggeriscono.

un segreto?

M: alimentare il carburante che fa andare avanti le cose, con passione e correttezza. Svegliarsi la mattina ed essere felici di poter realizzare quello che fino a ieri era solo un pensiero. Ringraziare sempre. Essere gentili.

progetti futuri?

G: questo weekend (12-13 novembre) apriremo le porte del nostro laboratorio a tutti quelli che vogliono venire a toccare con mano i nostri prodotti. Il 26 novembre saremo al Popcorn Garage Market e il 4 dicembre in collaborazione con il locale Frida di Milano, diamo vita ad un mercatino di artigiani. Nell’anno nuovo, invece, ci piacerebbe organizzare workshop con più creativi.

qualcosa da dichiarare?

L: Venite a trovarci!

 

Info: Cortile68

SottoSopra, quando l’handmade è pensato per grandi e piccini

di Samantha Lamonaca

Prendete un’artigiana all’aroma di legno, aggiungete due figli, una grande passione per la stoffa e una macchina da cucire del ’63. Mescolate tutto e avrete infinite e morbide idee, pratiche e colorate, per voi e per i vostri bambini! È così che si fa conoscere Valeria Davoli, una mamma tutto fare; a tratti geniale, aggiungerei. Apre le porte del suo laboratorio, accogliendomi con una tazza enorme di tè all’arancia e zenzero, “per iniziare con brio la giornata”, mi dice. Già mi piace, penso. Davanti a questo aroma speziato, mi racconta e mi mostra come si svolge una sua giornata tipica. Dieci anni fa, Valeria, ha messo sottosopra la sua vita, imparando un nuovo mestiere e lasciandone un altro. Poi sono arrivati due pargoli, i suoi bambini, che hanno ribaltato ancora una volta i piani prefissati. Ed è proprio con loro, che ha messo in pratica tutta l’esperienza, per dare forma concreta alle idee. Lo scopo è stato fin da subito quello di portare praticità nella vita di una mamma e di un papà, ma anche di creare pezzi fatti a mano con stoffe di recupero e materiale riciclabile ma sicuro, per nuovi piccoli conquistatori del mondo. Piano piano e con le maniche della camicia rimboccate, tutto ha preso forma e sono nati cuscini morbidi che ricordano nuvole; portaciucci che non cadono; seggioloni di stoffa portatili; sacco-nanna per bambini che non vogliono chiudere occhio; un libro tattile per imparare e divertirsi; e tanto altro ancora. C’è una sorta di magia dietro ad ogni articolo che esce dal laboratorio di SottoSopra, ogni pezzo è unico ed inimitabile. Questa magia s’intravede nelle rifiniture; fatte con cura, nei colori; scelti con gusto e nel risultato, che porta in luce una passione. Oggi, Valeria, prende ordini tramite il sito del brand o attraverso la sua pagina facebook, partecipa spesso a mercatini di artigianato, qualche buyer attento ha già messo occhio su alcuni articoli, proponendoli in negozi specializzati; e noi, beh, noi siamo fan del cuscino-nuvola, una delle prime invenzioni, si dice pure che porta bei sogni!

 

Info: SottoSopra