Psicopiatti: quando dietro al design si nasconde un progetto sociale

di Samantha Lamonaca

ph courtesy Shop Saman 

Shop Saman è una realtà a cui siamo particolarmente legati. Shop Saman non è un semplice negozio che vi consigliamo di andare a vedere, è molto di più. Pensate ad un concept store emozionale che dietro ad ogni oggetto di design, arte o moda proposti al cliente, nasconde una storia spesso unica. Qui, va in scena il “fatto a mano”, un handmade ricercato e d’eccellenza, che mette in circolo progetti no-profit e coinvolge tante realtà sociali. Ne parliamo oggi nel blog perché uno degli ultimi progetti seguiti dallo store, vale la pena di essere conosciuto: si tratta degli Psicopiatti! La storia dietro ad ogni pezzo è davvero interessante. Tutto nasce a NYC dove Sara Ricciardi e Wei Wei Wang, due giovani designer, si incontrano e lavorano insieme, rimanendo entrambi affascinate dall’effetto della ceramica liquida su superfici piatte. Decidono quindi di presentare un progetto all’associazione Stephanus-Werkstäten a Berlino, dove viene usato il lavoro manuale creativo per aiutare le persone disabili. Nasce così il Pancake Project. Infatti la preparazione dei piatti ricorda molto quella dei pancake. Da qui, partono workshop che hanno guidato i pazienti dell’Istituto di Igiene Mentale nel liberare la propria manualità e i loro sentimenti per arrivare alla creazione di piatti incredibili. I ragazzi sono stati stimolati alla creatività e in tutti i lavori viene fuori una personalità unica. Sarà impossibile resistere alle proposte coloratissime e al trionfo di pattern eclettici presenti in negozio.

Annakiki: un concentrato di colore si fa strada nel mondo della moda

di Samantha Lamonaca 

Arriva dalla Cina, ma del “Made in China” ha ben poco. Anna Yang, giovane designer con alle spalle una famiglia di sarti, mastica moda e arte fin da bambina. L’indipendenza bussa presto alla porta dei suoi desideri, fino alla realizzazione di un brand personale: Annakiki. La strada è lunga ma i buoni propositi prendo forma, per settembre 2016, sarà presente all’interno della settimana della moda, nel calendario ufficiale e porterà in Italia tante novità. Intanto ci abbiamo fatto quattro chiacchiere per farvela conoscere…

quando e come è nata Annakiki?
La moda e’ sempre stato un “affare di famiglia”. I miei genitori erano degli artigiani tessili e sono cresciuta osservandoli, imparando giorno dopo giorno le caratteristiche e la lavorazione dei tessuti. Ho realizzato la mia prima gonna ad otto anni, per me fu un grande traguardo e capii che quella era la mia strada! Crescendo ho maturato una mia personale visione della moda e dell’arte in generale, grazie alla quale ho deciso di creare il mio brand nel 2013: ANNAKIKI.

da dove prendi l’ispirazione? 
Ogni collezione proviene da spunti diversi, ma in generale traggo l’ispirazione da tutto ciò che mi circonda, soprattutto dalle persone che vedo e che incontro. Come diceva Bukowsky: “la gente e’ il piu’ grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto”. La nuova collezione che sto ultimando sara’ molto provocatoria… vedrete!

nelle tue collezioni c’è molto colore,  puoi darci tre aggettivi che descrivono al meglio quella invernale?
Ribelle, innovativa e semplicemente di classe!

la scelta di utilizzare solo materiali eco è stata studiata?
Assolutamente sì. Sono una profonda sostenitrice dei diritti animali ed ambientali, quindi ho realizzato le mie collezioni in coerenza con i miei principi morali.

a cosa ti sei ispirata per la fall 16/17?
Ai nomadi scandinavi e dagli antichi Incas peruviani, che da sempre hanno uno stile di vita a contatto con la natura e si distinguono per le fantastiche abilità artigianali, grazie alle quali producono I loro abiti con grande maestria e fantasia. Tutto è realizzato con tessuti come lana e filati, gli inserti e i ricami sono cuciti a mano.

quanto è difficile oggi, per i giovani, scommettere su una propria idea e metterla in pratica?
Più andiamo avanti, più credo sia difficile riuscire ad imporsi nella società con le proprie idee. La paura di essere giudicati o emarginati, spesso sopravvale rispetto alla volontà di esprimere se stessi con assoluta libertà. In pochi ci riescono… ma è una minoranza su cui bisogna contare, perché solo chi riesce a distinguersi riesce a sopravvivere in un mondo in cui siamo tutti omologati!

che difficoltà hai incontrato?
In questo settore c’e’ bisogno di una continua ricerca e sviluppo, e non è sempre facile stare al passo. La moda è un settore in continua evoluzione, e per “i nuovi arrivati” la strada è lunga e difficile. La continua scoperta di nuovi materiali è una delle questioni a cui dare maggiore peso, e chiaramente in Europa le cose viaggiano molto piu’ velocemente. La Cina è ancora molto limitata in questo senso.

un episodio piacevole che ricordi e vuoi raccontarci?
Uno degli episodi che più mi fanno sorridere, è legato alla mia prima esperienza qui in Italia, durante il mio primo presa-day. Ho avuto la possibilità di incontrare tanti stylist che hanno apprezzato il mio stile! Può sembrare sciocco, ma per me è stato emozionante approdare in Italia, e ricevere così tanti complimenti, temevo di essere etichettata con il classico “Made in China”, ma per fortuna non è successo.

da chi vorresti vedere indossate le tue creazioni?
Forse risulta un po’ scontato, ma credo che Cara Delevigne sarebbe una testimonial perfetta per il mio marchio. La sua essenza è l’esatto mix di raffinatezza e follia che esprimo attraverso le mie collezioni. Chissà; forse un giorno…

Annakiki è per donne che…
…sanno apprezzare la qualità del lavoro tradizionale, ma che vogliono diversificarsi dalla massa e dimostrare la propria indipendenza. ANNAKIKI è pensato per tutte le donne carismatiche e dalla forte determinazione che le porta a creare la moda, non a seguirla!

Info: Annakiki

ES’TI: maglieria Made in Italy

di Samantha Lamonaca

Torniamo negli anni ’50, immaginate un’azienda di famiglia che lavora sodo e crede nei sogni. Immaginate i figli di quella famiglia, cresciuti e formati in un ambiente che è sempre andato al passo con i tempi e con le tradizioni. Così prende vita ES’TI, un brand di maglieria nato nel 2015, creato dalla più giovane generazione di designer che, oggi, riesce a mescolare bene ciò che è contemporaneo con ciò che è stato il nostro passato.
Caratteristiche? Qualità e innovazione. Le materie prime provengono dalle più importanti fabbriche italiane, mentre la produzione e lo styling sono gestiti da laboratori creativi esterni. Il risultato è un prodotto innovativo, elegante e sofisticato. Mai banale. Vi facciamo curiosare nella prossima collezione invernale; dove il cammello, il crema, il verde e un tocco di nero, esaltano abiti impalpabili e assolutamente cool.

Info: ES’TI

I nuovi talenti della design week… #fuorisalone parte 2

di Samantha Lamonaca 

E anche questo Fuorisalone2016 è andato. La Design Week milanese è meravigliosa, personalmente sono innamorata di questa settimana in cui la città si presenta pronta, piena di stimoli e nuove idee. Milano si ritrova a lanciare sfide, senza neanche accorgersene; poi concorsi; eventi; serate all’aperto; sogni; speranze e per una volta all’anno, ma per davvero, una manifestazione è fatta dalla città per la città, aprendosi a tutti: addetti ai lavori; curiosi e famiglie. Come ci si può lamentare? Trovatemi un solo difetto. Sì, lo so che il caos non piace a nessuno ma basta sapersi organizzare, non seguire la massa, farsi guidare dalla curiosità per riscoprire una città che è sempre lì, a nostra disposizione. Ma cosa ci portiamo a casa da questi sette giorni intensi? Innanzitutto nuovi nomi:

  • Lo studio PIUARCH che ha messo in scena l’orto cinetico, ovvero un’installazione realizzata grazie all’estro dell’artista venezuelano Carlos Cruz-Diez. Essenze botaniche e giochi cromatici, rendono suggestivo un cortile sui tetti, in via Palermo, nel cuore pulsante di Brera. Studio creativo da tenere a mente.
  • L’atelier WAXMAX uno spazio intimo, aperto due giorni a settimana tutto l’anno, gestito da Elena Vida, architetto milanese di origini armene, ideatrice del progetto e responsabile dell’immagine e della comunicazione, e Andrea Folgosa, stilista catalana che vive a Milano. Qui trovate l’essenza dell’Africa nei suoi tessuti più belli e colorati, reinterpretati per dare vita a collezioni contemporanee di abiti puliti e grafici in contrapposizione con le fantasie proposte. E poi, cuscini, ombrelli, borse, porta iPad, tovaglie. Ecco un nuovo indirizzo per lo shopping!
  • La FONDAZIONE PORTALUPPI al numero 65 di Corso Magenta, dove è stato possibile visitare l’appartamento di Piero Portaluppi, architetto milanese da cui prendere ispirazione, per poi immergersi nel gioiello della zona: la Vigna di Leonardo, aperta al pubblico tutto l’anno ma con un ingresso a pagamento. Se non avete fatto in tempo durante il Fuorisalone, ne vale sicuramente la pena. Da non perdere in una domenica di primavera.
  • La bellezza di PALAZZO LITTA e la mostra Belgian Matters, dove tredici designer sono stati chiamati per realizzare prototipi e prodotti fuori dagli schemi. Ci hanno ispirato, quindi ci sono riusciti!
  • Le CASALINGHE DI TOKYO collettivo guidato da Alice Schillaci, classe 1988, che per lavoro fa la fotografa di moda. Nel suo progetto l’unico scopo è trovare la bellezza negli oggetti di uso quotidiano. Quest’anno per la design week ha presentato Trame Italiane nell’eclettico spazio di Wait and See, un’edizione limitata di venti piccole tovagliette americane interamente ricamate a mano, raffiguranti le illustrazioni di Arianna Vairo liberamente ispirate alle favole di Italo Calvino.
  • PALOROSA  brand appena nato, dall’idea della designer Cecilia Pirani, che promuovere la manodopera e l’artigianalità, creando un progetto nuovo legato al Guatemala e all’America Latina con una borsa tipicamente usata dalle donne locali e ripensata per un uso contemporaneo: una tote bag da passeggio ma anche accessorio per la casa. Bellissima.
  • Le lampade di NOBEL TRUONG designer con sede a Los Angeles con cui abbiamo fatto quattro chiacchiere e abbiamo capito che la sua ispirazione è una fusione contemporanea dell’architettura Bauhaus e lo spirito Memphis. L’importante è che il risultato risponda a requisiti come leggerezza, trasparenza, bellezza del design e totale razionalità.

Il Fuorisalone è un ‘occasione rara per incontrare designer e parlarci, capire come hanno dato vita ai loro progetti, come hanno sconfitto le loro paure, per poi spiare nuove idee, buttare gli occhi nei cortili delle case milanesi, sempre chiuse e blindate, ma accoglienti e aperte per l’occasione; è l’opportunità di passeggiare con gli occhi all’insù e portarsi a casa nuovi contatti da condividere con cui far nascere nuove storie. Arrivederci Design Week, anche quest’anno ci hai regalato tanto!

Che faccia hanno i designer? #fuorisalone parte 1

di Samantha Lamonaca

Noi, sì!!! Ed è per questo che siamo andati a conoscerli all’esibizione LADIES&GENTLEMAN curata da PS e Secondome, in collaborazione con il distretto 5VIE, dove una storica casa milanese, un po’ decadente ma totalmente affascinante, è stata riaperta per far spazio a nomi nuovi, giovani ed emergenti. Ogni stanza accoglie un designer o un artigiano. Il minimo comun denominatore è il passato che si allinea perfettamente con il presente, inteso come punto di partenza per il futuro. La casa è allestita con le creazioni eclettiche del duo francese Hervet Manufacturier che presentano collezioni di mobili, skate, yo-yo il cui stile fa pensare all’hip hop old school e il presente più moderno. Stupendo il videogioco in ebano con dettagli futuristici. Siamo stati colpiti dalla creatività e dall’energia della collaborazione tra i bravissimi e già noti Servomuto e .TO.DO che ripropongono sedie, panchine e lampade coloratissime in stile esotico ed elegante. Bravi! Interessanti anche i lavori di BottegaNove, neonata azienda di mosaici in ceramica con cui Christian Pegoraro e Cristina Celestino creano lavorazioni artistiche delicate. Belle, che ne vuoi subito una, le tele acriliche di Tommaso Fantoni, che trasporta architetture tridimensionali in tele bidimensionali. Affascinante come le ragazze di Studiopepe raccontano il blu e tutti i suoi significati, racchiudendoli in una collezione di oggetti. Studio Henzel traduce in tappeto la pittura con collaborazioni internazionali con artisti come Richard Prince e Leo Gabin. Imponenti i tavoli in marmo nero e grigio realizzati da Frédéric Louis Fourrichon con l’aiuto di Speranza Fratelli. Non siamo esperti di design, ma questi oggetti; colori; mobili e accostamenti; ci hanno emozionato. E non fa proprio questo il design, quando incontra l’arte e la passione? Emoziona.

Ladies&Gentleman – via Cesare Correnti, 14 Milano (fino al 17 aprile 2016)

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Un pomeriggio nell’atelier elbano di Michele Chiocciolini

di Samantha Lamonaca

Ph Alessandro Nicosia

…e se vi capita un pomeriggio di pioggia, voi, che fate?

La mia idea è quella di perdersi tra i vicoli e i negozietti del paese che ci ha adottati per la vacanza, assorbire il profumo delle nuvole che sbatte su quello del mare, ascoltare il rumore delle infradito bagnate di chi cerca un riparo, farsi abbracciare dal vento che dà tregua a giorni assolati e afosi e poi prendersi il lusso del tempo. Chiedere permesso nelle storie degli altri, nelle loro fantasie, nei loro pensieri. Questo è capitato nell’atelier elbano di Michele Chiocciolini. Siamo a Marciana Marina, fulcro indiscusso del nostro animo gipsy. Nell’unica piazza, quella della Chiesa, c’è una vetrina che non passa di certo inosservata, due porte in vetro si aprono sulla Casa del Pescatore e sull’animo di un giovane designer con la matita sempre in tasca, ben felice di raccontarci come è arrivato fin qui. L’avventura prende piega anni prima, sui libri di scuola, disegnini e scarabocchi che la Divina Commedia diventa un scrapbook, poi una laurea in architettura, tanti pomeriggi passati tra stoffe e bottoni nell’attività della nonna, sarta. Un percorso riassunto in poche parole significative ma che nasconde anni di domande, prove e ricerca. Fino ad uno piccolo spazio personale, in via del Fico a Firenze, e poi un salto qui, all’Elba nel posto più bello del mondo (eh scusate, ve l’ho detto prima che è il fulcro…ndr). Michele passa l’estate a curare ogni dettaglio del suo atelier, sfida cominciata nel 2014 in un momento non certo facile, che ha portato con sé una ventata di novità e modernità. Va ad aggiungersi alla lista di tutti quei negozietti, ormai storici, che fanno di questo posto un posto speciale (per citarne alcuni Nena&Tomy, Viola Vintage, El Cayuco, Aré Aré, Cagliostro Casa). Eclettico quanto basta, surrealista ma con i piedi per terra, ci racconta di come un disegno può diventare protagonista in una collezione di moda e come una grafica rimane una grafica se non è quello a cui vuole arrivare. In vendita cianfrusaglie, gioielli anni ’50, collane afro, carta da lettere anni ’60, bicchieri vintage, shopper in plastica colorata, una collezione di abiti, camicie e gonne estive a portafoglio dal mood fresco e divertente e poi loro, le giacche da uomo più belle che io abbia mai visto, rifinite in ogni minimo dettaglio, studiate e valorizzate al massimo con stoffe etniche ma modestamente eleganti. Siete all’interno di una vera e propria fucina di idee che si elevano ad atelier creativo, studiato e vissuto con un occhio aperto sul mondo e l’altro strizzato ai sogni. Oggi, Michele, è al lavoro sulla sua linea di borse, inaugurata per la prima volta nel settembre 2015 durante la fashion week milanese. Non ci resta che aspettare e guardare quale sarà la prossima idea che toccheremo con mano, pronta a conquistare i più attenti e anche no. Bravo Michele!

Info: <a href="http://www tamiflu dosage for adults.michelechiocciolini.it” target=”_blank”>Michele Chiocciolini

Angelia Ami e il suo debutto in passerella

di Samantha Lamonaca

Per la sezione #webelieveinnewtalents voglio parlarvi di lei: Angelia Corno, classe 1993, giovanissima ma con le idee molto chiare. Mi presentano la sua linea, e digito online la sua storia. Quel che mi colpisce è come questa ragazza ha creduto nel suo sogno. E chi crede nei sogni, si sa, prima o poi li realizza. Appena uscita dal famoso Istituto Marangoni di Milano, dove frequenta il corso di Fashion Design, non aspetta che il destino bussi alla sua porta, anzi, si rimbocca le maniche e si dà da fare. Per finanziare le sue idee, lancia una campagna di raccolta fondi sul portale di crowdfunding Kickstarter, ottenendo in un solo mese oltre 1.500 visualizzazioni e raccogliendo ben 17500 euro, ben più del suo obiettivo prefissato che era di 15500 euro. Così il sogno diventa realtà, il progetto si concretizza nel marchio Angelia Ami e venerdì scorso ha debuttato in passerella, durante la tanto attesa settimana della moda milanese. Linee essenziali e minimal che nascondono al loro interno un significato profondo, l’ispirazione arriva dai viaggi alla scoperta del mondo e i colori dai ricordi della stilista. Uno dei capi della collezione, un cappotto in tartan realizzato in lana di origine Masai nelle tonalità del blu, riporta al suo interno, dipinti a mano nella fodera in seta gialla, i nomi di coloro che hanno creduto nella stilista, ognuno dei 130 “amici” ha avuto il suo gradito, inaspettato e sicuramente originale “Grazie“. Angelia Ami è un nuovo talento da tenere a mente, capace di mixare culture vicine e lontane con la bellezza della moda.

Info: Angelia Ami