Trainspotting 2, torna la leggenda (con una sorpresa di Begbie) ma…

di K

Ora, mentre Danny Boyle a Edinburgo sta per iniziare le riprese del seguito di Trainspotting, ad Aprile, Irvine Welsh sarà in libreria con “The blade artist”… udite udite… un romanzo interamente dedicato al mitico Jim Francis alias Begbie, uno dei personaggi principali e più amati della saga. Così ecco che vent’anni dopo il clamoroso successo, Mark Renton & co. tornano a far parlare di loro (se mai hanno smesso). Se di “The blade artist” si sa tutto, giorno di uscita, copertina, trama (Begbie è diventato un pittore e scultore di successo, ma squarci del suo folle e violento passato riaffiorano nel presente, creandogli non pochi problemi), del seguito cinematografico si sa ben poco, per ora non c’è nemmeno il titolo; di certo c’è che  l’uscita è prevista per la primavera del 2017 e che, sotto la regia di Boyle, ci saranno i quattro attori che hanno contribuito a farne una leggenda:
Ewan McGregor (Mark Renton), Robert Carlyle (Begbye), Jonny Lee Miller (Sick boy) e Ewan Bremner (Spud). C’è molta curiosità sulla sceneggiatura affidata, come nel 1996, a John Hodge. Qualcuno asserisce che prenderà spunto da “Porno” di Welsh che è il sequel letterario di Trainspotting, in cui i quattro protagonisti si danno alla produzione di film porno; ma viene spontaneo obiettare che “Porno” è del 2002, e avrebbe poco senso girarne la trasposizione filmica a quattordici anni di distanza. Per di più bisognerà tenere conto anche di ciò che accade a Begbie in “The blade Artist”, altrimenti quale sarebbe il suo motivo di essere? Appresa la notizia dei lavori per “Trainspotting 2” sono rimasto perplesso, ho quasi avuto il rifiuto di crederci, avevo vent’anni quando uscì il film, vissi il mito nel profondo, avevo la locandina appesa in camera, usai la colonna sonora come colonna sonora della mia vita… per me Renton sarà per sempre il 1996! Ma pensandoci bene, nemmeno Renton ha più 20 anni e se è ancora vivo, da qualche parte del mondo, allora sì, voglio sapere come sta lui e come se la passano Begbie, Sick boy, Spud…sarà come incontrare degli amici che hai amato tanto e che non vedi da anni you can try this out.

Caro Danny Boyle, ho enorme fiducia in te, ma tieni presente che hai una responsabilità enorme, qui si sta parlando de La Storia,
e La Storia non va oltraggiata. Quei quattro fammeli ritrovare meravigliosi come li ricordo.
…insomma Boyle, non fare cazzate!

Perfetti Sconosciuti, il film di Genovese

di K

Il virgolettato qui sopra è la frase di Gabriel Marcia Marquez che ha ispirato a Paolo Genovese, il regista, la creazione di “Perfetti sconosciuti“; un film dalle grandi emozioni, in cui sette amici (tre coppie più uno da solo fra cui, senza togliere nulla agli altri attori, Marco Giallini spicca per bravura), durante una cena, organizzano il folle gioco di rendere pubblico il proprio smartphone: ogni sms, email o whatsapp in arrivo sono letti da tutti, ogni telefonata è risposta in vivavoce, così ogni squillo del telefono diventa un sussulto che lo spettatore vive in prima persona, quasi come se fosse uno dei suoi segreti a essere svelato… “pensa se di me si sapesse che…” Un film dalla bella luce, fondato sui dialoghi senza scadere nel banale, che sfiora la forzatura narrativa facendo succedere troppe cose in una sola cena fra amici ma che è giustificata per dar corpo al messaggio che si vuole trasmettere… e il messaggio raggiunge la sua meta: dopo il sorprendente finale di questo film, che sottolinea ancor di più le maschere che si indossano per preservare la propria tranquillità, si guarderà con molto circospetto il proprio smartphone (“la scatola nera della nostra vita”) e, soprattutto, si avrà la certezza che la felicità prevede il gravoso prezzo di dover nascondere al mondo uno o più aspetti della propria vita, o per lo meno prevede di dover accettare che: “Tutti gli esseri umani hanno tre vite: pubblica, privata e segreta” tamiflu over the counter.

Perfetti sconosciuti avrà l’onore di rappresentare l’Italia al Tribeca Film Festival di New York e, siamo certi che, se Robert De Niro possiede uno smartphone non potrò che rimanerne favorevolmente colpito e… premiarlo!