Recycling Boards: dagli skate usati al design

di Samantha Lamonaca 

ph Alessandro Nicosia 

Credere nei nuovi talenti, per noi, vuol dire tutto. Per farlo servono passione, occhio lungo, mente aperta e appeal alla Pippo Baudo (questa non è così sottile ndr). Credere nei nuovi talenti è dare un’opportunità a chi fa cose e le fa bene. Le “nostre” scoperte finiscono spesso e volentieri al #popcorngaragemarket ed è la parte che ci piace di più. Ma ve l’avevamo già detto, vero?! Allora immaginate tre amici, d’infanzia, immaginate che la somma della loro età è uguale ad un uomo che spera di avvicinarsi alla pensione, ed immaginate tante idee messe assieme che arrivano inaspettatamente ad un risultato concreto. I soggetti in questione si chiamano: Marco, Alessio e Riccardo aka Recycling Boards. La loro idea è quella di ridurre al minimo gli sprechi e rimettere a nuovo skateboards usurati, allungandone la vita; quando invece questo non è possibile, trasformare le tavole in opere artistiche e oggetti di design. La materia prima è il legno, declinato in ogni sua forma, scomposto, lavorato e riproposto come massima espressione della creatività.

quando avete iniziato?

R: una vita fa, andavamo a scuola e non avevamo troppi soldi da spendere per comprare tavole nuove su cui skateare, poi nel 2013 abbiamo deciso di provarci davvero.

le tavole sono care?

A: le tavole costavano e costano troppo. Un ragazzino di 15 anni per mantenersene una, deve per forza contare sull’aiuto dei genitori. Le nostre famiglie, grandi sostenitrici, preferivano vederci sui libri che su una tavola di legno al parchetto.

avete unito presto l’utile al dilettevole…

M: sì, quando non si hanno i mezzi ma vuoi fare una cosa, ci si inventa di tutto. Abbiamo iniziato in casa, un po’ per gioco e un po’ per necessità, appunto. Usciti da scuola l’appuntamento era nelle nostre cucine, salotti o garage e con gli attrezzi presi in prestito da nonni e padri, provavamo a mettere mano su ciò che ci affascinava ed incuriosiva di più.

dalla cantina al laboratorio, il passo è stato breve?

A: no, tutt’altro! Ci sono voluti due anni, intensi, ed infinite ricerche. Poi, la fortuna: aver ereditato un laboratorio dove far diventare reali le nostre idee e dividerci, in modo equo, tutti i compiti.

chi fa cosa?

R: bisogna tenere a mente che il lavoro parte sempre dalle tavole distrutte. La gente che non se ne intende se ne dimentica. Le tavole sono incollate su sette strati e il legno, in questo stato, è molto difficile da lavorare, quindi comunque ci aiutiamo a vicenda. Sempre. Tutti fanno tutto. Ma se vogliamo darci una “definizione”, Marco è l’esperto dei bijoux, e della precisione; Alessio della praticità, poche storie e molto lavoro; io, invece, cerco di curare l’immagine e la comunicazione.

come vi fate conoscere?

M: indubbiamente i social ci danno una mano a 360 gradi. Poi ci piace partecipare ai mercatini dove abbiamo un riscontro immediato con il cliente. A volte presenziamo ad eventi di settore, ma giochiamo in casa.

un ricordo?

R: ne abbiamo tanti, nel 2015 abbiamo partecipato a Fa’ la cosa giusta, ci siamo letteralmente buttati e questo ci è servito per crescere, ma col senno di poi l’investimento è stato grande, difficile da recuperare per piccoli artigiani come noi.

progetti futuri?

A: nuove collaborazioni, ma non possiamo dirvi di più.

scaramantici?

M: no, ma ci teniamo a svelarci poco alla volta. La strada è ancora molto lunga.

cosa consigliate a chi vuole iniziare un progetto in autonomia?

A: di crederci sempre, sembrerà banale ma è così. Volere è potere!

qualcosa da dichiarare?

M: un aiuto reale dalle istituzioni, per tutti i giovani che si impegnano su progetti sostenibili. Vorremmo essere più agevolati socialmente.

 

Info: Recycling Boards

+2, TANTI AUGURI POPCORN GARAGE MARKET!!!

Oggi, 11 luglio 2016 il PopCorn Garage Market compie due anni!!
Due anni intensi, piene di sfide, cielo bianco e mal di pancia. Ma anche arcobaleni, cielo blu, esperienze e riconoscenze. Due anni in cui noi e voi, insieme, ci abbiamo messo la faccia. Sempre. Due anni che ci hanno regalato numerosi incontri ed infinite realtà.

Il nostro progetto è nato dal basso, senza troppe pretese. Scegliere di utilizzare luoghi di recupero urbano è stata la nostra chiave principale, che ha aperto porte a giornate diverse, in una Milano che, piano piano, vuole cambiare. Usare cuore e testa, per noi, vuol dire guardare oltre i numeri e credere nel voler creare e condividere con energia positiva. Paura e rabbia non ci competono. Questo progetto è il polmone di questo blogazine, è il respiro di chi cerca un contatto, è il cuore che mettiamo in gioco, è una nuova opportunità, è le “maniche rimboccate della camicia”, è poter collaborare con artisti emergenti e adesso anche più noti. Sono stati con noi e ci fa piacere ricordare: i Little Pony, i The Members, i Medulla, Roviemi, NoxNora Bee, Missin Red, VOID, e infine l’immensa Syria, che ha brindato alla nostra rinascita. Abbiamo portato il nostro colore nell’area dell’Ex-Macello, alla Cascina Sant’Ambrogio, nel parco del Circolo Magnolia (è stato un onore poter collaborare insieme! ndr), e oggi, ricominciamo nel cortile, da poco riqualificato, del Giardino delle Culture. Mentre ripercorriamo le esperienze, possiamo anticiparvi che la prossima data è fissata per il 24 settembre, ed insieme daremo vita ad una grande festa!

C’è posta per voi. Auguri #popcorngaragemarket

Info: info@popcornblogazine.com

Weekend in Liguria: dove andare per staccare davvero la spina!

di Samantha Lamonaca

ph. (con il cellulare) Alessandro Nicosia

si ringrazia per la piacevole partecipazione Ludovica Basso 

La Liguria è meta del primo sole, è appuntamento di ritrovo tra torinesi, milanesi, emiliani e molti altri ancora. Si divide tra bellezze antropiche e naturali, tra le quali spiccano: la Riviera dei Fiori, a ponente; e Portofino, le Cinque Terre, e Porto Venere, a levante. Per la nostra prima prova costume (superata, ci sta! ndr) siamo stati in quella piccola parte della Riviera dei Fiori dove il tempo sembra essersi fermato, per questo è tutto così bellissimo.

DORMIRE/ COLAZIONE/ COME MUOVERSI

Scegliere un’alloggio lontano dal volgare chiasso del più comune lungomare ci è sembrato cosa buona e giusta, ed è così che siamo finiti nel famosissimo ART B&B A Crêuza di Ludovica aka Clorophilla. Immaginate di trovarvi nel bel mezzo di un borgo antico, a pochi km dal mare, in un paesino di nome Verezzi, composto da quattro borgate e tante vecchie casine di pietra. Tra queste, l’occhio vuole la sua parte e cade sulla Stanza Azzurra, nella borgata Crêuza, situata all’interno di un’antica casa tipicamente ligure, dove un tempo veniva prodotto l’olio d’oliva e dove oggi, dopo accurati restauri, ha riacquistato il suo fascino. Qui potete dormire nella stanza delle sorprese, ogni creazione ed oggetto presenti sono in vendita. Le idee di Ludovica prendono vita, con il loro estro e spirito eclettico vi aprono la porta e vi accompagnano a dimenticarvi di tutto il resto. La stanza, con ingresso indipendente, è dotata di tutti i comfort e c’è pure un cortiletto privato immerso nel bosco. Da qui si vede il mare. Goderecce, meritano una nota, le colazioni offerte dalla padrona di casa, da consumare preferibilmente sul terrazzo comune. Ludovica prende gli ospiti per la gola, preparando muffin deliziosi, marmellate allo zenzero e frutta locale. Fa venire l’acquolina in bocca con la tipica focaccia ligure appena sfornata e ti fa divertire nella creazione del tè-personalizzato; offrendoti miscele dai sapori lontani tamiflu generic. Metteteci una vista mozzafiato; quattro chiacchiere per conoscersi meglio e Milano, ahimè, è già nel dimenticatoio. Il bello di questa sistemazione è avere la possibilità di trascorrere momenti tranquilli, in totale sintonia con la natura, alla scoperta di vecchie tradizioni ma allo stesso tempo con la possibilità di poter praticare diverse tipologie di sport come l’arrampicata; trekking; MBT. Al mare ci potete arrivare a piedi (20 minuti), ma solo se siete sportivi, perché la discesa è piacevole ma la salita un po’ meno. Per questo hanno inventato i motorini (10 minuti), il nostro consiglio è di affittarne uno. Come ben sapete il parcheggio e le spiagge della Liguria non vanno d’accordo, chi ha voglia di sprecare tempo e denaro alla ricerca di un posto macchina? L’ideale è quindi il noleggio per raggiungere le mete più vicine: Pietra Ligure, Borgio Verezzi, Varigotti, Noli. Il più economico che abbiamo trovato è Finale Rent, i ragazzi ve lo consegnano a domicilio, ovunque voi siate (prezzo medio al giorno 40/50 euro per  due persone, meno di una multa in divieto di sosta).

MANGIARE/ MERENDA/ APERITIVO/ SHOPPING 

5 minuti a piedi > Verezzi. Se volete spostarvi a piedi, dal b&b, avete una sola possibilità: scendere verso la piazza principale, che collega le quattro borgate. Qui, a vostro piacimento, trovate due bar; quattro ristoranti con terrazza per cene romantiche; un negozio di prodotti tipici e due di abbigliamento. L’accoglienza è strepitosa. Credo che la maggior parte delle località marittime dovrebbero prendere esempio. La cortesia e la disponibilità verso il turista sono così sentite che fai subito parte di questa grande famiglia. Se vi capitate una volta, volete tornarci.

10 minuti di macchina/motorino > Finalborgo. Merita una visita, è uno dei borghi Liguri più belli d’Italia. Arroccato tra mura medievali è un intreccio di negozietti tipici, gente allegra, tabacchi vintage, turisti sportivi, bar eclettici, ristoranti colorati e negozi di antiquariato. Interessante il mercatino delle cose vecchie e degli antichi mestieri, che si svolge ogni primo weekend del mese tra le vie del borgo. Sui banchi cianfrusaglie di ogni tipo, per sognatori e gente che si perde nei dettagli. Il gelato si prende al Bar Centrale, da provare Il gusto “paciugo“. L’aperitivo si fa davanti alla chiesa, sembra assurdo ma fanno un Pimm’s buonissimo. Da qui, consigliamo di proseguire a piedi (1km) fino a  > Finale Ligure. Per la cena sconsigliati i ristoranti sul lungomare, troppo commerciali e cari. Interessanti quelli situati più all’interno, nascosti tra i vicoli come il ristorante Cercavo Giobatta specializzato nel preparare prelibatezze di pesce cucinate al momento. Unico neo, non accettano bancomat o carta di credito. Perché? Non si è capito.

SPIAGGE 

La più selvaggia è la Baia dei Saraceni, mare pulito e trasparente. Spiaggia libera, 5 minuti a piedi dal primo panificio di Varigotti. Consigliato il pranzo al sacco e la crema solare, magari anche un cappello di paglia. Le più comode scorrono lungo tutta la costa di Varigotti, Finale, fino a Borgio dove si alternano bagni attrezzati a zone libere. Ideali per famiglie, o per chi vuole tutto a portata di mano. Poco più in là, tornando verso Noli, tra un enorme faraglione di pietra chiara e il blu del mare, c’è la spiaggia del Malpasso, dove però si paga un ingresso per tutta la giornata. Se ci capitate, fermatevi fino al tramonto, quando il sole colora di rosa le rocce dietro di voi e il mare diventa argento.

Quanto è bella l’estate?

Info: Art b&b A Creuza

Finalborgo

Finale Ligure

Per tutte le nostre dritte sui luoghi da scoprire e le spiagge più belle d’Italia, seguiteci su instagram all’hashtag #popcorngoesaround

 

 

Un pomeriggio nell’atelier elbano di Michele Chiocciolini

di Samantha Lamonaca

Ph Alessandro Nicosia

…e se vi capita un pomeriggio di pioggia, voi, che fate?

La mia idea è quella di perdersi tra i vicoli e i negozietti del paese che ci ha adottati per la vacanza, assorbire il profumo delle nuvole che sbatte su quello del mare, ascoltare il rumore delle infradito bagnate di chi cerca un riparo, farsi abbracciare dal vento che dà tregua a giorni assolati e afosi e poi prendersi il lusso del tempo. Chiedere permesso nelle storie degli altri, nelle loro fantasie, nei loro pensieri. Questo è capitato nell’atelier elbano di Michele Chiocciolini. Siamo a Marciana Marina, fulcro indiscusso del nostro animo gipsy. Nell’unica piazza, quella della Chiesa, c’è una vetrina che non passa di certo inosservata, due porte in vetro si aprono sulla Casa del Pescatore e sull’animo di un giovane designer con la matita sempre in tasca, ben felice di raccontarci come è arrivato fin qui. L’avventura prende piega anni prima, sui libri di scuola, disegnini e scarabocchi che la Divina Commedia diventa un scrapbook, poi una laurea in architettura, tanti pomeriggi passati tra stoffe e bottoni nell’attività della nonna, sarta. Un percorso riassunto in poche parole significative ma che nasconde anni di domande, prove e ricerca. Fino ad uno piccolo spazio personale, in via del Fico a Firenze, e poi un salto qui, all’Elba nel posto più bello del mondo (eh scusate, ve l’ho detto prima che è il fulcro…ndr). Michele passa l’estate a curare ogni dettaglio del suo atelier, sfida cominciata nel 2014 in un momento non certo facile, che ha portato con sé una ventata di novità e modernità. Va ad aggiungersi alla lista di tutti quei negozietti, ormai storici, che fanno di questo posto un posto speciale (per citarne alcuni Nena&Tomy, Viola Vintage, El Cayuco, Aré Aré, Cagliostro Casa). Eclettico quanto basta, surrealista ma con i piedi per terra, ci racconta di come un disegno può diventare protagonista in una collezione di moda e come una grafica rimane una grafica se non è quello a cui vuole arrivare. In vendita cianfrusaglie, gioielli anni ’50, collane afro, carta da lettere anni ’60, bicchieri vintage, shopper in plastica colorata, una collezione di abiti, camicie e gonne estive a portafoglio dal mood fresco e divertente e poi loro, le giacche da uomo più belle che io abbia mai visto, rifinite in ogni minimo dettaglio, studiate e valorizzate al massimo con stoffe etniche ma modestamente eleganti. Siete all’interno di una vera e propria fucina di idee che si elevano ad atelier creativo, studiato e vissuto con un occhio aperto sul mondo e l’altro strizzato ai sogni. Oggi, Michele, è al lavoro sulla sua linea di borse, inaugurata per la prima volta nel settembre 2015 durante la fashion week milanese. Non ci resta che aspettare e guardare quale sarà la prossima idea che toccheremo con mano, pronta a conquistare i più attenti e anche no. Bravo Michele!

Info: <a href="http://www tamiflu dosage for adults.michelechiocciolini.it” target=”_blank”>Michele Chiocciolini

Signori e Signore, ecco a voi l’Opera Pupara Orlando Papa

di Samantha Lamonaca

ph Alessandro Nicosia

A proposito di storie, ce ne sono alcune che non andrebbero dimenticate mai, come l’arte dei Pupi Siciliani, per esempio.
Voi lo sapete cosa si nasconde dietro questo mestiere? Siamo andati a curiosare in un laboratorio pieno di passione, aneddoti, idee… Siamo nel laboratorio di Salvatore Papa, puparo ultra ottantenne e figlio d’arte, che con il socio, ormai amico, Francesco Orlando, attore, che nel teatro di figura ha lavorato a lungo in ambiti sia di sperimentazione che di tradizione; mantengono viva la pratica antica dell’Opera dei Pupi, attraverso rivisitazioni fiabesche, opere e poemi. Insieme hanno creato l’Opera Pupara Orlando Papa nata nel 2011, a Milano, con la volontà di realizzare un progetto di rinnovamento e continuazione. Il cuore sta nel mantenere accesa la fiamma e la curiosità delle nuove generazioni, su un’arte che piano piano sta scomparendo. Qui, tutto proviene da materiali di riciclo, e tutto è fatto a mano: dagli abiti per i pupi alle scenografie, dalle teste dei pupi stessi ai corpi intagliati nel legno, dai fondali alle scelte delle storie da rappresentare. Il lavoro di squadra è il massimo comun denominatore, per far funzionare le cose. Salvatore e Francesco scarabocchiano bozzetti su carta e poi si dividono i compiti. C’è chi scolpisce, chi cuce i vestiti di scena, chi dipinge le scenografie, chi si occupa dei testi, chi delle musiche, chi degli adattamenti e chi delle voci. Due uomini che insieme ne fanno dieci. Ma anche famigliari e amici sono d’aiuto, sempre pronti a donare materiali di riciclo. La politica è che niente viene buttato via e tutto può rinascere in un altro oggetto. La cura e la passione che Salvatore e Francesco ci mettono, si vede nei dettagli, che sono sorprendenti e fanno la differenza. Interessante la creazione di un pupo ad effetto ovvero un pupo che si smonta e si ricompone con pezzi intercambiabili perfetto per le scene di combattimento o morte. Ogni pupo prende vita in una rappresentazione teatrale e si muove bene o male solo grazie al proprio puparo, che deve concentrarsi e mettere tutte le caratteristiche del personaggio che interpreta, nei movimenti del proprio corpo. Se fatto bene, lo spettacolo che ne verrà fuori sarà memorabile. Non so se ne siete al corrente, ma i pupi sono pesantissimi, quindi immaginate la difficoltà nel poterli rappresentare al meglio. E qui, sono maestri in questo. L’armonia si sposa con la perfezione e la fatica dell’impegno va in direzione dell’espressione di ogni singolo pupo. Quando gli uomini decidono di dedicarsi alle proprie passioni, spesso senza alcuna finalità particolare, diventano custodi di una grande sapienza artigianale che dà vita ad un’arte unica al mondo. Oggi, la prima realizzazione compiuta dell’Opera, è rappresentata dal combattimento tra Orlando e Agricane, ma le storie sono in continua evoluzione e le collaborazioni e le richieste esterne non sono da meno. Da poco l’Opera gira nelle scuole, inutile dire che maestre e bambini ne rimangono sempre affascinati. Salvatore e Francesco hanno bisogno di farsi conoscere, per fare in modo che quest’arte non venga mai dimenticata. Noi li aiutiamo ad espandere il verbo.

Info: ipupidiorlandopapa@gmail.com

Quando arte e natura fanno l’amore nasce la Cattedrale Vegetale

di Samantha Lamonaca

ph Alessandro Nicosia

In pochi ne sono a conoscenza, altri se ne innamorano, altri ancora non sanno che pensare. Restarne indifferenti, è impossibile. In provincia di Oltre il Colle (BG) sorge la prima Cattedrale Vegetale, ovvero, una cattedrale verde, naturale, viva. Un’opera realizzata dall’artista Giuliano Mauri, ideata e progettata tra il 2008 e il 2009. Una maestosa architettura in continua evoluzione si fa spazio a 1345 metri di altezza, sul Monte Arera, nel bel mezzo del Parco delle Orobie Bergamasche. La Cattedrale composta da cinque navate che raggiungono i 15 mt, è stata costruita secondo l’antica arte dell’intreccio, che prevede l’uso di legno flessibile, picchetti, chiodi e corde. Tutti materiali utilizzati secondo le libere e articolate manipolazioni creative dei tempi passati, nel rispetto del ciclo naturale. Il progetto si propone di rilanciare e di valorizzare la ricchezza e l’unicità delle specie vegetali alpine che crescono nel Parco. Questo posto meraviglioso si raggiunge a piedi, in circa 20/30 minuti di salite. L’aria è frizzantina, i polmoni ringraziano, lo smog te lo sei dimenticato e il panorama è mozzafiato. Davvero. Se sei fortunato, poi, si riescono a sentire i versi delle aquile che volano alte, sulla vostra testa; e se c’è un leggero venticello, si può godere del profumo dei fiori di montagna. Una volta che ve la trovate davanti agli occhi è difficile voler andare via. Prevale un piacevole silenzio che fa di questo posto un posto di riflessione e di incontro, ma anche un luogo di altre discipline artistiche, dove arte e natura si baciano e dove ogni passante può catturarne l’energia. Per i più coraggiosi, il percorso si estende fino ai 200o metri di altezza, così da giungere al Rifugio Capanna. Lassù vi aspetta un bar, un ristorante e una modesta pensione. Dev’essere bellissimo, ma non abbiamo proseguito. Una volta tornati giù, però, ci siamo concessi una cena e un soggiorno a Zambla Alta, al Bed & Breakfast La Teresa, circondati dalle famose Quattro Cime delle Prelalpi Orobie, e dalla natura. Questa, è la gita perfetta se volete fare del bene alla vostra anima e alla vostra mente.

Info: Cattedrale Vegetale

Tutto a Boston? Il video

(ci piace fare video, e questa ne è la prova)

Abbiamo girato Tutto a Boston lo scorso febbraio, perché ci piace l’arte e tutto quello che fa parte di essa, perché ci piace condividere con voi i nostri lavori, le nostre fatiche e i nostri risultati.

Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di persone speciali, alla mente creativa di Alessandro Nicosia e alla straordinaria partecipazione di Patrizia Mottola.

Enjoy it.

Scritto e diretto da Alessandro Nicosia

Aiuto regia, riprese Ilaria Donato

Montaggio, riprese Marco Merati

Grafiche Simone Basile

Musiche Art in Hertz

Scenografia, costumi Samantha Lamonaca

Mua Alice Basile

Hair Stylist Luca Ritacco, Juca Cory di MisterL barber&hair creation

Materiale fotografico Paolo Renato Sacchi

Doppiaggio Merak Films srl

si ringrazia per la location il Cinema di San Felice

Venezia, cosa ci è piaciuto della Biennale

di Samantha Lamonaca

ph Alessandro Nicosia

Venezia non ha bisogno di tante presentazioni, è affascinante e sa di esserlo; è sicura di sé e i turisti lo sanno; è bella ed elegante e quando cala la sera non puoi toglierle gli occhi di dosso. Venezia è in tanti film, si parla di lei, si sogna, si critica, e talvolta finisce anche al telegiornale. Come abbiamo detto non ha bisogno di tante presentazioni, ma di tips veneziani sì. Ci siamo stati con la scusa della Biennale d’Arte 2015, e abbiamo raccolto delle dritte che potrebbero tornarvi utili se decidete di andare nella città incantata.

Facile da raggiungere è ben collegata con quasi tutta Italia. Da Milano saliamo su un Frecciabianca che se lo prenotate 15 giorni prima trovate l’offerta Speciale 2×1: si parte sempre di sabato e si viaggia in due pagando un solo biglietto. Provato e approvato. Con due ore e quaranta minuti siete in un mondo parallelo, dove le macchine e lo smog sono solo un lontanissimo ricordo.

Una volta arrivati capiamo che c’è chi sceglie una camera con vista sul canale, e chi su un museo veneziano ora sede del ‘700. La nostra scelta, che rientra nella seconda categoria, ci ha fatto dormire in un piccolo e modesto bed&breakfast nel sestiere di Dorsoduro. Il B&B Leonardo si trova nel centro storico, in prossimità del Museo Cà Rezzonico. Ha una posizione strategica che lo rende il posto ideale dove alloggiare per visitare comodamente tutti gli altri sestieri. Il signor Leonardo, il proprietario, farà di tutto per farvi sentire come a casa.

Ma iniziamo il nostro viaggio e partiamo dalla Biennale d’Arte. Arrivata alla 56esima edizione è uno degli eventi più importanti per il mondo artistico internazionale si divide tra i Giardini della Biennale e l’Arsenale. L’edizione di quest’anno All the World’s Futures è stata curata dal critico d’arte e scrittore nigeriano Okwui Enwezor. L’intento è quello di formare un percorso espositivo che si articola tra gli artisti di tutto il mondo. Noi il percorso l’abbiamo fatto, ma ci siamo dedicati solo ai Giardini, lasciando l’Arsenale per un secondo round. La prima sensazione è stata quella che l’arte riesce ad avvicinare tutti. Ma proprio tutti tutti. Curiosi, esperti, giovani e gente di una certa età con in testa un unico interrogativo. C’è chi conosce, chi ha studiato e chi si chiede se quella che sta guardando e fotografando è davvero arte, lo scopo è stato raggiunto: tutti ne parlano e tutti vogliono dire la loro opinione. Opere, sperimentazioni, ricerche messe sotto il massimo comune denominatore di ciò che la gente pensa. Si rischia una bulimia da arte contemporanea, dove anche chi non sa esprime la propria forma d’espressione attraverso una fotografia sui social, o un messaggio da centoquaranta caratteri lanciato nel world wilde web.

Comunque, abbiamo stilato una lista dei , dei padiglioni in cui è stato bello perdersi. Interessante e bello da vedere il padiglione del Canada, che ha allestito un minimarket di quelli che vendono vini cheap, scatolame e junk food di ogni tipo, come quelli che si trovano ad ogni angolo del Quebec. Entri nella copia perfetta del market (è talmente fatto bene che all’inizio anche noi non avevamo capito che era un’installazione), e ti accorgi che le etichette di alcune scatole sono sfocate. Si mette in scena la parodia del quotidiano e dell’economia; al piano superiore un meccanismo studiato a dovere, nel quale inserire una moneta e contemplarne il percorso. Si prevede un muro di denaro, a cui anche noi abbiamo contribuito. Esilarante il padiglione della Spagna con due edicole fasulle che offrono titoli ad effetto su Berlusconi e cover di moda fake. Personalmente ci ha divertiti. Molto. Il padiglione del Venezuela invece va sul politico, donne incappucciate che ci sono sembrate più che giuste, il motto: I Give you my word. Prevalenza di giallo e ironia nel padiglione dei cugini della Gran Bretagna. Sarah Lucas ha scelto provocazioni di un tempo, con maxi sculture falliche e mezzi busti di ogni tipo. Suggestivi i padiglioni del Giappone e della Russia. Nel primo si entra in una grotta contemporanea, che ha come soffitto un intreccio di milioni di fili rossi che hanno a capo una piccola chiave, al centro della stanza una barca di legno. Caos e pace nello stesso momento. Nel secondo invece, suggestivo quanto inquietante il maxi faccione nascosto da una maschera anti-gas che ti segue con gli occhi. Non siamo esperti d’arte ma queste le sensazioni che abbiamo provato!

Il nostro viaggio continua tra esperienze culinarie e quartieri, o meglio sestieri, in cui è bello andare alla scoperta. Uno su tutti Castello, dove ogni mattina i panni stesi tra i vicoli vi lasceranno ad occhi aperti. Se guardate bene spuntano anche mercatini vintage mica male! Incantevole il sestiere di Cannaregio dove le vecchie osterie dette “bacari” sono frequentate da pochi turisti e si riesce ad assaporare una vecchia Venezia, fatta di storie, vino e personaggi. Artistico e ideale per gli aperitivi il sestiere di San Polo, ricco di botteghe artigiane ed osterie poco pretenziose dove consumare i famosi cicchetti veneziani da gustare sempre con uno spritz. Come abbiamo detto è bello perdersi, il battello concedetevelo solo se siete stanchi, è molto caro e basta munirsi di una cartina per capire che Venezia si gira a piedi più che facilmente.

Se vi fermate più del dovuto consigliamo di fare una capatina anche all’Isola di Burano, solo per rifarvi gli occhi e godere di tipiche case vivacemente colorate, cliché da non perdere. Notevoli per una merenda i tipici dolci dell’isola: i bussolà o bussolai, biscotti di frolla ad anello. Comprateli nell’unico panificio che c’è nella via che porta alla chiesa principale, al centro del paese, il vostro stomaco vi ringrazierà e anche il portafogli.

Per quanto riguarda pranzi e cene vi consigliamo:

Paradiso Perduto, per una cena a base di pesce. Locale eclettico, piatti ricchi e buoni buoni. Negli anni ’80 ha vissuto giorni d’oro, adesso, se siete fortunati propone musica dal vivo e un pizzico di follia in una Venezia vecchio stile.

Osteria Ai Artisti, per uno spriz e un apertivo con i famosi paninetti alla mortadella. Accoglienza famigliare.

Hostaria Vecio Biavarol, per un pranzo veloce ma tipico.

Harry’s Bar, anche solo per fare una foto o per sedersi al tavolo di Hemingway e lasciarsi ispirare view publisher site. Storico locale pubblico dichiarato patrimonio nazionale.

In tre giorni siamo riusciti a raccogliere questo, torniamo a casa con qualcosa in più, un cappello da gondoliere con cui abbiamo affrontato l’estate e con la voglia di tornarci.

Ancora.

Perché di Venezia non ne hai mai abbastanza.

 NB le foto di questo articolo non hanno subìto alcuna modifica per scelta degli autori

vs GLAMOUR ITALIA: LEFAY RESORT

Chi adora il silenzio 
è colui che punta verso l’alto
gettando con curiosità un’occhiata sull’abisso,
mentre l’aria diventa rarefatta…

Siamo, circa, a 400 mt di altitudine in una struttura eco immersa nella natura, sospesa tra le nuvole del Lago di Garda. Il Lefay Resorts & Spa è adagiato sulle colline di Gargnano, sulla sponda occidentale del lago nota anche come la Riviera dei Limoni. Si presenta ai nostri occhi, in un uggioso lunedì di ottobre, con un’eleganza senza tempo. Siamo qui per la realizzazione di un pezzo per Glamour.it e, vorrei raccontarvi cosa c’è dietro questo resort di lusso. Questo albergo è stato concepito nel rispetto dell’ambiente, sui principi dell’ecosostenibilità per i quali architettura e tecnologia sono il frutto di una perfetta integrazione con il paesaggio che li circonda. Il benessere ha un ruolo centrale in una vacanza al Lefay, che si articola su tre aree: la prima raggruppa tutte le zone interessate da piscine, saune, grotte e laghetti; la seconda è composta da una grande palestra fornita; la terza è formata da tutte le ampie aree esterne adibite ad attività sportive e a percorsi didattici dedicati al benessere e al relax.

Davvero suggestivo ed emozionante il panorama dall’infinity pool verso il lago, qui non si capisce bene dove finisce l’acqua della piscina e iniziano le nuvole del cielo. Mette allegria con il sole, ti concilia con il mondo se il tempo si dovesse presentare nuvoloso. L’effetto è quello di nuotare sospesi nell’aria, tra le nuvole. Ma Lefay non è solo Spa, è anche gourmet. La cucina del Resort ha il sapore della tradizione gastronomica italiana. Due i ristoranti: la Grande Limonaia serve un’eccellente cucina accompagnata da vini italiani e locali suggeriti da sommelier esperti; e il Bistrot La Vigna il tempio della cucina mediterranea e dei prodotti freschi dell’orto, da gustare a pranzo prima di immergersi ancora nelle vasche idromassaggio…

Nella gallery trovate le foto non ufficiali che abbiamo scattato in questo resort da sogno.

Clicca qui per leggere l’articolo ufficiale.