Metti una sera con Giovanni Raspini, i suoi gioielli e i suoi disegni

di Samantha Lamonaca

La sobrietà non è un aggettivo conosciuto in casa Raspini, ma l’eleganza e la creatività, sì, lo sono. Ieri sera siamo stati all’inaugurazione della mostra WILD: Segni e gioielli animalier. Trenta tavole esposte in una sala altrettanto elegante di Palazzo Serbelloni, a Milano, trenta tavole che esprimono in disegni e pitture le collezioni e le idee creative dell’argentiere toscano. Un libro degli schizzi, un album dove si sovrappongono idee, progetti, colori ma anche materia, fotografia e appunti. Un omaggio sincero alla libertà e all’immaginazione di Giovanni Raspini. La mostra apre oggi al pubblico, e si potrà visitare gratuitamente fino al 5 febbraio 2016. Quello che più si nota sono le riflessioni dell’artista, impresse su carta, che diventano progetti e infine gioielli. Altre volte, invece, queste riflessioni rimangono lì, come uno schizzo che testimonia un momento o un’idea. Ecco come nascono le collezioni di questo brand lussuoso con il cuore toscano ma con un’anima che, da quasi cinquant’anni, ricerca uno stile puramente personale, eccentrico e forte.

Info: Giovanni Raspini

29 gennaio – 5 febbraio dalle ore 10.00 alle ore 18.00;
Palazzo Serbelloni, Corso Venezia 16

 

Vi sbagliate, quelli come David Bowie non muoiono!

di K

Lunedì 11 gennaio mi sono svegliato con la voce di Luca Bottura che da Radio Capital annunciava la morte di David Bowie. Per fortuna il dormiveglia annacquava le sue parole, le rendeva irreali… e fra l’onirico e il reale sorridevo dicendogli “Ma Bottura che cazzo dici? Bowie è un vampiro e come tale è immortale” eppure lui insisteva nel dire che “il Duca Bianco non c’è più”. Solo quando nell’etere è partita Blue Jean ho davvero realizzato, perché è una di quelle canzoni che in radio passano solo se è morto chi l’ha cantata (a onor del vero Bottura, a <a href="http://www tamiflu for kids.capital.it/capital/radio/programmi/Lateral/2425479?refresh_ce” target=”_blank”>Lateral, mette sempre ottima musica). Improvvisamente mi sono scrollato da dosso il torpore del sonno, “cazzo, è morto Bowie!” allora, per assurdo, sarebbe stato un gran giorno, almeno per quel lunedì la mediocrità artistica che da tempo ci opprime con Modà, Emmimarroni vari, sarebbe stata spazzata via da un lunghissimo, infinito omaggio a un Gigante della Musica; quel lunedì tutti (!) avrebbero conosciuto la sua magnificenza artistica, tutti avrebbero parlato di David Bowie, ascoltato la sua musica in apnea nella sua arte, nella sua poesia. Dovevo fare presto, correre a vivere quella giornata in cui avremmo raccontando la sua leggenda, la sua musica: da Ziggy Stardust a Space Oddity e Starman, e poi i suoi film, e avremmo parlato di Andy Wharol, Lou Reed e Iggy Pop, Mick Jagger e “Angie”; aneddoti, frasi, testimonianze.
Oh che giornata!

L’11 Gennaio 2016, il nome e la storia di David Bowie hanno risuonato per ogni angolo del mondo, in continuazione, e tutti noi siamo diventati parte del mito senza fine; perché quelli come Bowie non muoiono. Il Duca Bianco è più vivo che mai!

Signori e Signore, ecco a voi l’Opera Pupara Orlando Papa

di Samantha Lamonaca

ph Alessandro Nicosia

A proposito di storie, ce ne sono alcune che non andrebbero dimenticate mai, come l’arte dei Pupi Siciliani, per esempio.
Voi lo sapete cosa si nasconde dietro questo mestiere? Siamo andati a curiosare in un laboratorio pieno di passione, aneddoti, idee… Siamo nel laboratorio di Salvatore Papa, puparo ultra ottantenne e figlio d’arte, che con il socio, ormai amico, Francesco Orlando, attore, che nel teatro di figura ha lavorato a lungo in ambiti sia di sperimentazione che di tradizione; mantengono viva la pratica antica dell’Opera dei Pupi, attraverso rivisitazioni fiabesche, opere e poemi. Insieme hanno creato l’Opera Pupara Orlando Papa nata nel 2011, a Milano, con la volontà di realizzare un progetto di rinnovamento e continuazione. Il cuore sta nel mantenere accesa la fiamma e la curiosità delle nuove generazioni, su un’arte che piano piano sta scomparendo. Qui, tutto proviene da materiali di riciclo, e tutto è fatto a mano: dagli abiti per i pupi alle scenografie, dalle teste dei pupi stessi ai corpi intagliati nel legno, dai fondali alle scelte delle storie da rappresentare. Il lavoro di squadra è il massimo comun denominatore, per far funzionare le cose. Salvatore e Francesco scarabocchiano bozzetti su carta e poi si dividono i compiti. C’è chi scolpisce, chi cuce i vestiti di scena, chi dipinge le scenografie, chi si occupa dei testi, chi delle musiche, chi degli adattamenti e chi delle voci. Due uomini che insieme ne fanno dieci. Ma anche famigliari e amici sono d’aiuto, sempre pronti a donare materiali di riciclo. La politica è che niente viene buttato via e tutto può rinascere in un altro oggetto. La cura e la passione che Salvatore e Francesco ci mettono, si vede nei dettagli, che sono sorprendenti e fanno la differenza. Interessante la creazione di un pupo ad effetto ovvero un pupo che si smonta e si ricompone con pezzi intercambiabili perfetto per le scene di combattimento o morte. Ogni pupo prende vita in una rappresentazione teatrale e si muove bene o male solo grazie al proprio puparo, che deve concentrarsi e mettere tutte le caratteristiche del personaggio che interpreta, nei movimenti del proprio corpo. Se fatto bene, lo spettacolo che ne verrà fuori sarà memorabile. Non so se ne siete al corrente, ma i pupi sono pesantissimi, quindi immaginate la difficoltà nel poterli rappresentare al meglio. E qui, sono maestri in questo. L’armonia si sposa con la perfezione e la fatica dell’impegno va in direzione dell’espressione di ogni singolo pupo. Quando gli uomini decidono di dedicarsi alle proprie passioni, spesso senza alcuna finalità particolare, diventano custodi di una grande sapienza artigianale che dà vita ad un’arte unica al mondo. Oggi, la prima realizzazione compiuta dell’Opera, è rappresentata dal combattimento tra Orlando e Agricane, ma le storie sono in continua evoluzione e le collaborazioni e le richieste esterne non sono da meno. Da poco l’Opera gira nelle scuole, inutile dire che maestre e bambini ne rimangono sempre affascinati. Salvatore e Francesco hanno bisogno di farsi conoscere, per fare in modo che quest’arte non venga mai dimenticata. Noi li aiutiamo ad espandere il verbo.

Info: ipupidiorlandopapa@gmail.com

SottoSopra, quando l’handmade è pensato per grandi e piccini

di Samantha Lamonaca

Prendete un’artigiana all’aroma di legno, aggiungete due figli, una grande passione per la stoffa e una macchina da cucire del ’63. Mescolate tutto e avrete infinite e morbide idee, pratiche e colorate, per voi e per i vostri bambini! È così che si fa conoscere Valeria Davoli, una mamma tutto fare; a tratti geniale, aggiungerei. Apre le porte del suo laboratorio, accogliendomi con una tazza enorme di tè all’arancia e zenzero, “per iniziare con brio la giornata”, mi dice. Già mi piace, penso. Davanti a questo aroma speziato, mi racconta e mi mostra come si svolge una sua giornata tipica. Dieci anni fa, Valeria, ha messo sottosopra la sua vita, imparando un nuovo mestiere e lasciandone un altro. Poi sono arrivati due pargoli, i suoi bambini, che hanno ribaltato ancora una volta i piani prefissati. Ed è proprio con loro, che ha messo in pratica tutta l’esperienza, per dare forma concreta alle idee. Lo scopo è stato fin da subito quello di portare praticità nella vita di una mamma e di un papà, ma anche di creare pezzi fatti a mano con stoffe di recupero e materiale riciclabile ma sicuro, per nuovi piccoli conquistatori del mondo. Piano piano e con le maniche della camicia rimboccate, tutto ha preso forma e sono nati cuscini morbidi che ricordano nuvole; portaciucci che non cadono; seggioloni di stoffa portatili; sacco-nanna per bambini che non vogliono chiudere occhio; un libro tattile per imparare e divertirsi; e tanto altro ancora. C’è una sorta di magia dietro ad ogni articolo che esce dal laboratorio di SottoSopra, ogni pezzo è unico ed inimitabile. Questa magia s’intravede nelle rifiniture; fatte con cura, nei colori; scelti con gusto e nel risultato, che porta in luce una passione. Oggi, Valeria, prende ordini tramite il sito del brand o attraverso la sua pagina facebook, partecipa spesso a mercatini di artigianato, qualche buyer attento ha già messo occhio su alcuni articoli, proponendoli in negozi specializzati; e noi, beh, noi siamo fan del cuscino-nuvola, una delle prime invenzioni, si dice pure che porta bei sogni!

 

Info: SottoSopra

Vi presento Thin Things Jewels

di Samantha Lamonaca

Avere a che fare con le storie degli altri non è mai facile. Molti ne sono gelosi. Poi, però, c’è sempre qualcuno di diverso, pronto ad aprire la porta e a raccontarti tutto quello che vuoi sapere. Così è successo con Margherita. Ci siamo conosciute in un dei primi PopCorn Garage Market, è stata selezionata fin da subito tra i nostri espositori. Margherita è una di quelle persone che ha capito il progetto e che continua a seguirlo, diventando, di mercatino in mercatino, una protagonista. Un giorno mi chiama e mi invita a vedere come nascono i suoi gioielli. La fortuna sta nella piccole cose. Penso.

Arrivo in anticipo al nostro appuntamento, come i bambini agitati al loro primo giorno di scuola. Sono davanti alla Scuola Orafa Ambrosiana, per l’appunto, e appena varco la porta di questo vecchio palazzo milanese, capisco di trovarmi esattamente nel cuore pulsante di tutte le idee che trovate in giro, mi trovo nel fulcro più puro della creatività. Margherita mi fa accomodare e mi spiega come nasce un’idea e poi un suo gioiello. Mi accompagna alla postazione di lavoro, s’intravedono forme abbozzate, semplici e precise: nuvole stilizzate, cerchi astratti, fantasmini, berretti… “ho preparato una mini capsule invernale, con pochi pezzi che ricordano il Natale” mi dice. Poi mi spiega la differenza tra i metalli; tutti i carati dell’oro; perché fino adesso ha lavorato con l’argento; e come l’ottone inganna la vista. Le sto facendo troppe domande, allora mi mostra come una volta scelto il metallo da lavorare, si riesce a dare vita a fili più o meno sottili che poi diventeranno le forme citate sopra o anche anelli eleganti o catenine da regalare. Margherita ha un’anima grafica, e questo si nota in tutto quello che fa. Tiene molto ai dettagli, fa parte della scuola di pensiero “less is more” e alla gente piace. L’ultima idea, mi racconta, è quella di essere riuscita a realizzare quattro pezzi ultra sottili in oro 9kt, un’altra mini capsule collection decisamente più alla moda. Una catenina, degli orecchini, un anello e un bracciale, con un massimo comune denominatore: una cerchio vuoto con incastonata una mini perla. Gioielli quasi invisibili, ma talmente seducenti che per gli amanti del genere è impossibile resistere. Le chiedo quali sono i suoi progetti futuri: “per ora vivo alla giornata, due anni fa credevo di passare il resto della mia vita a fare la grafica e invece oggi sono qui, ho completato gli studi della Scuola Orafa e ho dato vita ad un progetto che avevo nel cuore; è tutto così veloce e non me la sento di fare programmi”. Non insisto, avrai però un desiderio futuro? Alla parola desiderio non sa resistere, come ai veri artisti le si illuminano gli occhi (che detto tra noi, tra progetto e desiderio, il significato può non essere così diverso ndr) “vorrei riuscire a lavorare solo con l’oro, senza dimenticare il primo amore per l’argento, ma sogno collezioni sempre più preziose”.

Te lo auguriamo Margherita.

Info: Thin Things

Mochila Milano: un’esplosione di colori made in Colombia

di Samantha Lamonaca

Sono da Pavé, e Silvia a cui ho dato appuntamento è in ritardo. Mi chiedo cosa penserebbero le tribù sudamericane, con cui collabora, dei ritardi oppure dei ritmi a cui ci costringiamo noi di città. Senza divagare troppo ecco Silvia, che davanti ad un tortino ai lamponi mi racconta la sua storia. Il racconto è fatto di anni, di scelte e di cambiamenti, è una storia intensa che l’ha portata ad intraprendere due viaggi: il primo alla ricerca di se stessa e il secondo alla scoperta di una terra lontana: la Colombia. In Sudamerica entra in contatto con la tribù indigena Wayuu e ne rimane affascinata. Grazie ad un’amicizia coltivata nel tempo, Silvia, si fa strada nella tribù conquistando la fiducia delle donne-artigiane che le permettono, a loro volta, di assistere ai lavori manuali svolti abitualmente per vivere. Le donne del luogo, realizzano la <a href="https://it-it.facebook.com/mochilla click for more info.milano/” target=”_blank”>Mochila (borsa a secchiello) con il metodo della tessitura. Ogni pezzo è lavorato a mano e tutte le borse e le rifiniture richiedono una lunghissima lavorazione, circa 20 giorni, risultando sempre l’una diversa dall’altra. Le donne Wayuu trovano la loro massima espressione di creatività nei colori e nel lavoro che svolgono; una donna occidentale, invece, potrebbe trovarla nella possibilità di possedere uno di questi pezzi unici. Da qui nasce tutto. L’idea di creare un marchio prende piega velocemente e su qualche giornale di moda si fa strada il nome Mochila Milano. Tutti i disegni riprodotti sulle borse, hanno un significato culturale e artistico, rappresentano fasi della vita delle artigiane, ma anche parti della natura che le circonda: fiori, animali, terra e fiumi. Silvia segue ogni processo di lavorazione e appena può, parte, e va in Colombia. Il lavoro e i contatti sono fatti di dedizione e costanza. Noi invece possiamo avere un’esplosione di colori nel nostro guardaroba.

Da quest’estate sono state introdotte le mini-mochila ovvero piccoli secchielli pensati per le figlie, o per tutte le bambine grandi!!! La collezione presenta pochi pezzi unici, li abbiamo fotografati per voi.

Enjoy it!

Info: Mochila Milano

 

Volterra e il suo artista di strada

di Samantha Lamonaca

ph Alessandro Nicosia

Si chiama Angelo, in arte Labruna.
L’abbiamo conosciuto alle porte di Volterra e ci siamo innamorati delle sue opere. Colori, angeli, demoni, ma anche tanto bianco e nero. Opposti, simboli contemporanei, graffiti e doppi sensi. Tutto questo mescolato in un unico comun denominatore: l’alabastro. Come tutti sapete, Volterra è una città d’arte della Toscana, unica e rara; dove lo stesso paesaggio così mutevole si copre di un alone di mistero fatto di solitudine e romantica tristezza. Volterra è una città di pietra, e lo sono anche le sue mura, le sue strade e i suoi palazzi. Così se la natura regala questi materiali preziosi perché non usufruirne?! Ci ha pensato bene l’artista Labruna che scolpisce e disegna su blocchi di alabastro gessoso. Lavora secondo l’ispirazione del momento e senza nemmeno rendersene conto riesce a dare vita ad opere d’arte contemporanee da portarsi a casa.

NB le foto di questo articolo non sono modificate, sono state pubblicate così come sono state scattate, con tutti i loro pregi e difetti, su scelta degli autori