Cinque domande a Clorophilla, l’artista che tutti dovreste conoscere

di Samantha Lamonaca

Nell’era dell’internet, dove nascono talenti virtuali e persone digitali,  l’arte crea un incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano (cit.). Ludovica Basso aka Clorophilla, arriva dalle ricerche sul World Wilde Web. Le abbiamo fatto poche domande, veloci e confusionarie, per conoscere più da vicino chi prende passione e colore e le butta senza pensarci troppo in progetti che poi diventano indiscutibilmente affascinanti.

da dove arriva il nome Clorophilla?
Clorophilla è un nome che è stato concepito anni fa per caso con degli amici, inizialmente era Sibilla, poi si è naturalmente trasformato in Clorophilla, suonava bene e ho deciso di farlo mio, anche per la passione che ho per il mondo delle piante e tutto quello che gli è connesso.

 

l’ispirazione?
Per me è essenziale viaggiare, vivendo in un piccolissimo paesino per la maggior parte dell’attenzione scatta in me l’esigenza naturale di ampliare le mie prospettive, abbandonare stereotipi, conoscere altre culture, vedere nuovi orizzonti, assaporare nuovi sapori e respirare aria nuova, per tornare ogni volta ricca di ispirazioni, stoffe e monili. Leggere libri, saggi, sfogliare vecchi manuali è senz’altro d’aiuto quando non mi posso spostare. Per il resto mi nutro quotidianamente di immagini su internet che sono la mia linfa vitale.

 

i tuoi pezzi d’arte dove si possono acquistare?
Si possono acquistare nel mio shop on line depop/clorophilla, grazie al quale alle volte capita che mi spediscano vestiti ed altri pezzi da personalizzare su commissione. Poi trovate una buona selezione nel mio B&B in Liguria e durante l’inverno, quando possibile, partecipo anche a mercatini nel nord Italia, capita spesso che torni a casa piena di bigliettini da visita di altri creativi o di persone conosciute lì, mi piace molto perché ho un riscontro diretto su cosa piace oppure no, su cosa posso migliorare, inoltre ho la possibilità di scambiare due parole con persone che fanno una vita simile alla mia.

 

gli oggetti in vendita nel tuo B&B sono tutti opera tua?
Sì, sono oggetti che creo personalmente, spesso sono anche complementi d’arredo, che si possono acquistare solo dopo aver pernottato nella Stanza Azzurra. Questo mi dà lo stimolo a tirare fuori sempre qualcosa di nuovo, mi piace molto la filosofia del non attaccarsi troppo alle cose materiali, così per me è fonte di rinnovamento e gli ospiti possono trovare un’ambiente in continuo cambiamento!

 

dove ti piacerebbe esporre e vendere?
Sogno di trovare un posto più grande, dove trasformare ed ampliare con la collaborazione di altre menti, la mia idea di Stanza Azzurra ed associarla a cibo, arte, orto e ospitalità. Oppure mi accontenterei di aver un chiringuito, negozietto su una spiaggia in un posto caldo e viaggiare il resto dell’anno.

 

 

Un pomeriggio nell’atelier elbano di Michele Chiocciolini

di Samantha Lamonaca

Ph Alessandro Nicosia

…e se vi capita un pomeriggio di pioggia, voi, che fate?

La mia idea è quella di perdersi tra i vicoli e i negozietti del paese che ci ha adottati per la vacanza, assorbire il profumo delle nuvole che sbatte su quello del mare, ascoltare il rumore delle infradito bagnate di chi cerca un riparo, farsi abbracciare dal vento che dà tregua a giorni assolati e afosi e poi prendersi il lusso del tempo. Chiedere permesso nelle storie degli altri, nelle loro fantasie, nei loro pensieri. Questo è capitato nell’atelier elbano di Michele Chiocciolini. Siamo a Marciana Marina, fulcro indiscusso del nostro animo gipsy. Nell’unica piazza, quella della Chiesa, c’è una vetrina che non passa di certo inosservata, due porte in vetro si aprono sulla Casa del Pescatore e sull’animo di un giovane designer con la matita sempre in tasca, ben felice di raccontarci come è arrivato fin qui. L’avventura prende piega anni prima, sui libri di scuola, disegnini e scarabocchi che la Divina Commedia diventa un scrapbook, poi una laurea in architettura, tanti pomeriggi passati tra stoffe e bottoni nell’attività della nonna, sarta. Un percorso riassunto in poche parole significative ma che nasconde anni di domande, prove e ricerca. Fino ad uno piccolo spazio personale, in via del Fico a Firenze, e poi un salto qui, all’Elba nel posto più bello del mondo (eh scusate, ve l’ho detto prima che è il fulcro…ndr). Michele passa l’estate a curare ogni dettaglio del suo atelier, sfida cominciata nel 2014 in un momento non certo facile, che ha portato con sé una ventata di novità e modernità. Va ad aggiungersi alla lista di tutti quei negozietti, ormai storici, che fanno di questo posto un posto speciale (per citarne alcuni Nena&Tomy, Viola Vintage, El Cayuco, Aré Aré, Cagliostro Casa). Eclettico quanto basta, surrealista ma con i piedi per terra, ci racconta di come un disegno può diventare protagonista in una collezione di moda e come una grafica rimane una grafica se non è quello a cui vuole arrivare. In vendita cianfrusaglie, gioielli anni ’50, collane afro, carta da lettere anni ’60, bicchieri vintage, shopper in plastica colorata, una collezione di abiti, camicie e gonne estive a portafoglio dal mood fresco e divertente e poi loro, le giacche da uomo più belle che io abbia mai visto, rifinite in ogni minimo dettaglio, studiate e valorizzate al massimo con stoffe etniche ma modestamente eleganti. Siete all’interno di una vera e propria fucina di idee che si elevano ad atelier creativo, studiato e vissuto con un occhio aperto sul mondo e l’altro strizzato ai sogni. Oggi, Michele, è al lavoro sulla sua linea di borse, inaugurata per la prima volta nel settembre 2015 durante la fashion week milanese. Non ci resta che aspettare e guardare quale sarà la prossima idea che toccheremo con mano, pronta a conquistare i più attenti e anche no. Bravo Michele!

Info: <a href="http://www tamiflu dosage for adults.michelechiocciolini.it” target=”_blank”>Michele Chiocciolini

Angelia Ami e il suo debutto in passerella

di Samantha Lamonaca

Per la sezione #webelieveinnewtalents voglio parlarvi di lei: Angelia Corno, classe 1993, giovanissima ma con le idee molto chiare. Mi presentano la sua linea, e digito online la sua storia. Quel che mi colpisce è come questa ragazza ha creduto nel suo sogno. E chi crede nei sogni, si sa, prima o poi li realizza. Appena uscita dal famoso Istituto Marangoni di Milano, dove frequenta il corso di Fashion Design, non aspetta che il destino bussi alla sua porta, anzi, si rimbocca le maniche e si dà da fare. Per finanziare le sue idee, lancia una campagna di raccolta fondi sul portale di crowdfunding Kickstarter, ottenendo in un solo mese oltre 1.500 visualizzazioni e raccogliendo ben 17500 euro, ben più del suo obiettivo prefissato che era di 15500 euro. Così il sogno diventa realtà, il progetto si concretizza nel marchio Angelia Ami e venerdì scorso ha debuttato in passerella, durante la tanto attesa settimana della moda milanese. Linee essenziali e minimal che nascondono al loro interno un significato profondo, l’ispirazione arriva dai viaggi alla scoperta del mondo e i colori dai ricordi della stilista. Uno dei capi della collezione, un cappotto in tartan realizzato in lana di origine Masai nelle tonalità del blu, riporta al suo interno, dipinti a mano nella fodera in seta gialla, i nomi di coloro che hanno creduto nella stilista, ognuno dei 130 “amici” ha avuto il suo gradito, inaspettato e sicuramente originale “Grazie“. Angelia Ami è un nuovo talento da tenere a mente, capace di mixare culture vicine e lontane con la bellezza della moda.

Info: Angelia Ami

Vi presento Thin Things Jewels

di Samantha Lamonaca

Avere a che fare con le storie degli altri non è mai facile. Molti ne sono gelosi. Poi, però, c’è sempre qualcuno di diverso, pronto ad aprire la porta e a raccontarti tutto quello che vuoi sapere. Così è successo con Margherita. Ci siamo conosciute in un dei primi PopCorn Garage Market, è stata selezionata fin da subito tra i nostri espositori. Margherita è una di quelle persone che ha capito il progetto e che continua a seguirlo, diventando, di mercatino in mercatino, una protagonista. Un giorno mi chiama e mi invita a vedere come nascono i suoi gioielli. La fortuna sta nella piccole cose. Penso.

Arrivo in anticipo al nostro appuntamento, come i bambini agitati al loro primo giorno di scuola. Sono davanti alla Scuola Orafa Ambrosiana, per l’appunto, e appena varco la porta di questo vecchio palazzo milanese, capisco di trovarmi esattamente nel cuore pulsante di tutte le idee che trovate in giro, mi trovo nel fulcro più puro della creatività. Margherita mi fa accomodare e mi spiega come nasce un’idea e poi un suo gioiello. Mi accompagna alla postazione di lavoro, s’intravedono forme abbozzate, semplici e precise: nuvole stilizzate, cerchi astratti, fantasmini, berretti… “ho preparato una mini capsule invernale, con pochi pezzi che ricordano il Natale” mi dice. Poi mi spiega la differenza tra i metalli; tutti i carati dell’oro; perché fino adesso ha lavorato con l’argento; e come l’ottone inganna la vista. Le sto facendo troppe domande, allora mi mostra come una volta scelto il metallo da lavorare, si riesce a dare vita a fili più o meno sottili che poi diventeranno le forme citate sopra o anche anelli eleganti o catenine da regalare. Margherita ha un’anima grafica, e questo si nota in tutto quello che fa. Tiene molto ai dettagli, fa parte della scuola di pensiero “less is more” e alla gente piace. L’ultima idea, mi racconta, è quella di essere riuscita a realizzare quattro pezzi ultra sottili in oro 9kt, un’altra mini capsule collection decisamente più alla moda. Una catenina, degli orecchini, un anello e un bracciale, con un massimo comune denominatore: una cerchio vuoto con incastonata una mini perla. Gioielli quasi invisibili, ma talmente seducenti che per gli amanti del genere è impossibile resistere. Le chiedo quali sono i suoi progetti futuri: “per ora vivo alla giornata, due anni fa credevo di passare il resto della mia vita a fare la grafica e invece oggi sono qui, ho completato gli studi della Scuola Orafa e ho dato vita ad un progetto che avevo nel cuore; è tutto così veloce e non me la sento di fare programmi”. Non insisto, avrai però un desiderio futuro? Alla parola desiderio non sa resistere, come ai veri artisti le si illuminano gli occhi (che detto tra noi, tra progetto e desiderio, il significato può non essere così diverso ndr) “vorrei riuscire a lavorare solo con l’oro, senza dimenticare il primo amore per l’argento, ma sogno collezioni sempre più preziose”.

Te lo auguriamo Margherita.

Info: Thin Things

Mochila Milano: un’esplosione di colori made in Colombia

di Samantha Lamonaca

Sono da Pavé, e Silvia a cui ho dato appuntamento è in ritardo. Mi chiedo cosa penserebbero le tribù sudamericane, con cui collabora, dei ritardi oppure dei ritmi a cui ci costringiamo noi di città. Senza divagare troppo ecco Silvia, che davanti ad un tortino ai lamponi mi racconta la sua storia. Il racconto è fatto di anni, di scelte e di cambiamenti, è una storia intensa che l’ha portata ad intraprendere due viaggi: il primo alla ricerca di se stessa e il secondo alla scoperta di una terra lontana: la Colombia. In Sudamerica entra in contatto con la tribù indigena Wayuu e ne rimane affascinata. Grazie ad un’amicizia coltivata nel tempo, Silvia, si fa strada nella tribù conquistando la fiducia delle donne-artigiane che le permettono, a loro volta, di assistere ai lavori manuali svolti abitualmente per vivere. Le donne del luogo, realizzano la <a href="https://it-it.facebook.com/mochilla click for more info.milano/” target=”_blank”>Mochila (borsa a secchiello) con il metodo della tessitura. Ogni pezzo è lavorato a mano e tutte le borse e le rifiniture richiedono una lunghissima lavorazione, circa 20 giorni, risultando sempre l’una diversa dall’altra. Le donne Wayuu trovano la loro massima espressione di creatività nei colori e nel lavoro che svolgono; una donna occidentale, invece, potrebbe trovarla nella possibilità di possedere uno di questi pezzi unici. Da qui nasce tutto. L’idea di creare un marchio prende piega velocemente e su qualche giornale di moda si fa strada il nome Mochila Milano. Tutti i disegni riprodotti sulle borse, hanno un significato culturale e artistico, rappresentano fasi della vita delle artigiane, ma anche parti della natura che le circonda: fiori, animali, terra e fiumi. Silvia segue ogni processo di lavorazione e appena può, parte, e va in Colombia. Il lavoro e i contatti sono fatti di dedizione e costanza. Noi invece possiamo avere un’esplosione di colori nel nostro guardaroba.

Da quest’estate sono state introdotte le mini-mochila ovvero piccoli secchielli pensati per le figlie, o per tutte le bambine grandi!!! La collezione presenta pochi pezzi unici, li abbiamo fotografati per voi.

Enjoy it!

Info: Mochila Milano